di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice
È rimasto in silenzio per quasi venti anni. Ha chiuso l’azienda, visto andar via di casa la moglie e salvato per due volte la madre da tentativi di suicidio. Ma ora Pietro, l’ex imprenditore spoletino di 43 anni, assolto dall’accusa di evasione fiscale ma ancora «perseguitato» da Equitalia che gli chiede 30 milioni di euro, vuole parlare e raccontare, convinto che dar voce alla sua storia sia l’ultima via rimasta per provare a risolvere una vicenda che, giorno dopo giorno, appare sempre più pazzesca.
Pietro negli uffici di Equitalia a Perugia Venerdì mattina, dopo aver aperto bocca per la prima volta in tanti anni, è tornato negli uffici di Perugia di Equitalia per chiedere gli estratti di ruolo aggiornati di ogni singola cartella recapitata. L’impiegato che lo ha preso in carico, stampando per un quarto d’ora fogli su fogli, alla fine ha capito. «Scusami se te lo chiedo – gli ha detto – ma sei l’imprenditore che era sui giornali?». E Pietro, che ha aperto una pagina Facebook chiamandola Ucciso dallo Stato, gli ha risposto di sì e se ne è uscito con l’augurio sincero di chiudere positivamente questa faccenda.
FOTOGALLERY. LE CARTELLE DI EQUITALIA
La guerra di Pietro Poi ha acconsentito a incontrare Umbria24 e di fronte alla telecamera, pur chiedendo di non mostrare il suo volto per motivi di lavoro, attualmente è impiegato a Roma come perito elettromeccanico in una grande compagnia e non vuole altri guai, ha ricostruito la sua storia. Dal controllo della Guardia di Finanza all’assoluzione con formula piena nei due procedimenti che lo hanno visto imputato per reati fiscali fino, naturalmente, alle cartelle che Equitalia invia su mandato dell’Agenzia delle Entrate per recuperare quasi 30 milioni di euro (19 quelli in imposte e tributi, il resto sono sanzioni e interessi di mora) secondo loro evasi, a dispetto di quanto sentenziato dal tribunale di Spoleto che lo ha riconosciuto non colpevole.
L’appello Nel mezzo circa 300 mila euro di spese legali «che ho pagato – dice – svendendo il mio patrimonio». Ma i soldi si sa sono poca cosa, quando la tensione non ti fa dormire più di due ore a notte e ti accorgi di aver perso molti degli affetti più cari, a cominciare dalla famiglia che avevi iniziato a costruire. Ed è questo che fa serrare le mascelle a Pietro e inghiottire amaro, quando ricorda le cartelle esattoriali consegnate il 24 dicembre o il 14 agosto, ma anche un’ultima dose di energia: «Vi ho chiamato perché penso che raccontare tutto sia la mia ultima speranza, dopo credo che non mi rimanga altro che far parlare di me in altro modo».
