Sono oltre seimila le lettere con annessa richiesta di pagamento della Tasi inviate dall’Ater agli inquilini delle case popolari. A riferirlo in una nota è Cristina Piastrelli del Sunia di Perugia, il sindacato degli inquilini che si chiede perché chi abita nelle case popolari «viene trattato in modo diverso dagli inquilini delle case private». Il caso è esploso pochi giorni fa proprio con l’invio delle lettere che si inseriscono in un contesto fatto di caos normativo. «Il Comune di Perugia – scrive il Sunia – con propria delibera ha ritenuto a settembre 2014 che gli inquilini delle case private non dovessero corrispondere la Tasi in quanto tali alloggi erano equiparati alla prima casa. Così è stato. A Perugia nessun inquilino ha corrisposto la Tasi».
Serve passo indietro «Ad un giorno dalla scadenza della tassa – continua – il Comune comunica ai centri fiscali che gli inquilini delle case popolari dovranno corrispondere la Tasi nella misura del 20% sull’aliquota massima consentita dalla legge». Per questi cittadini, già di per loro svantaggiati, il Sunia non chiede l’esenzione bensì «che non siano trattati in maniera diversa rispetto agli altri inquilini». «Se il principio, che riteniamo corretto, è quello di non far pagare la Tasi agli inquilini – conclude Piastrelli -, allora nessuno in questa condizione la deve corrispondere. Ci chiediamo su quale principio di eguaglianza e equità sociale il sindaco abbia assunto tale decisione. Invitiamo il Comune di Perugia a fare un passo indietro e a trattare i residenti e i cittadini in maniera uguale».
Città di Castello A puntare il dito sull’Ater è invece il sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta: «Gli inquilini – spiega in una nota – non devono pagare la Tasi. Pertanto non solo l’Ater dovrà versare l’intero importo dovuto in sede di saldo, ma non potrà rivalersi sugli inquilini che come tali non sono tenuti al pagamento dell’imposta».
