di Marco Torricelli
La tensione non si placa. Anzi. Per certi aspetti la firma di quello che era stato salutato – dal governo e dai sindacati, l’azienda ufficialmente non ha espresso valutazioni – come un buon accordo – «Sono estremamente soddisfatta dell’intesa raggiunta», aveva scritto il ministro Federica Guidi – potrebbe essere stato solo l’inizio di una nuova storia.
Le polemiche sui sindacati Un aspetto – prevedibile, previsto e puntualmente riscontrato – è quello sulla pressione che, ora, si scarica completamente sui rappresentanti sindacali locali, e su quelli di fabbrica in particolare, in relazione all’applicazione dell’intesa e alle varie possibili implicazioni: dagli aspetti meramente economici sui lavoratori, fino ai presunti ‘privilegi’ che garantirebbe loro.
I ‘social’ Ovviamente la polemica viaggia sui social. Su Facebook si legge: «Ma come è possibile che in una vertenza di questo tipo, sull’ipotesi di accordo vede l’unica nota in positivo le 100 ore in più ottenute dal sindacato (ci si riferisce alle ore di ‘permesso sindacale’ per gli addetti alla sicurezza che, però, non sarebbero invece aumentate; ndr) mentre per tutto il resto è in negativo?» e la risposta di un delegato aziendale: «Non sono in più ma già c’erano. Io consiglierei ai guerriglieri di tastiera di informarsi prima di scrivere falsità». Il clima è questo.
Le ditte esterne Più concreto è il problema, drammatico, che si prospetta per i lavoratori delle ditte esterne e il loro durissimo giudizio – «Ci ritroviamo con un pugno di mosche in mano, svolgendo la parte di comprimari in una vertenza che ci ha visto diventare merce di scambio», accusano – e l’assemblea ‘indipendente’ organizzata per sabato prossimo non sono episodi da trascurare in vista del referendum sull’accordo.
Gli impiegati E, visto che il loro malumore si abbina a quello degli impiegati – che complessivamente sono centinaia – per i quali sta cominciando un periodo di ‘passione’, visto che nelle loro fila ce ne sarebbero un centinaio a rischio demansionamento o peggio, ecco che le pressioni sui sindacalisti locali si stanno facendo decisamente consistenti.
Gli stipendi Anche perché i lavoratori di Ast non hanno ancora notizie certe su quando verrà pagato loro lo stipendio di novembre – che peraltro sarà modesto, visto che si riferisce al mese di ottobre, quando era già iniziato lo sciopero ad oltranza – e la cui erogazione potrebbe avvenire solo tra una settimana. La cosa, ovviamente, non facilita la distensione.
Cassa integrazione Visto, tanto per non farsi mancare niente, che inizia a circolare un altro timore: da gennaio, motivando la cosa con la carenza di ordini, Ast potrebbe decidere di far ricorso, massicciamente, alla cassa integrazione. Giustificando la cosa che la lunga vertenza e il blocco totale delle attività avrebbe determinato l’allontanamento dei clienti.
L’amianto Un tema, anche stavolta, attentamente evitato in sede di accordo è stato quello della possibile estensione anche al sito ternano dei benefici (potrebbe venir buona in futuro? ndr) della normativa relativa ai lavoratori esposti all’amianto e il consigliere comunale Francesco Ferranti (Fi), dopo aver ricordato che «è doveroso da parte delle istituzioni locali vigilare sul rispetto degli accordi», annuncia che farà pressione sulle stesse perché «dal governo nazionale si potrebbe cercare di ottenere questa estensione».
Il governo Poco entusiatico, sull’ipotesi di accordo, è anche Rifondazione comunista: «Ancora una volta, le lotte ed i sacrifici affrontati dagli operai dell’Ast, non trovano il giusto riconoscimento nell’azione del governo Renzi, la cui ipocrisia nel vantare la risoluzione della questione siderurgica nazionale arriva a negare il pesantissimo saldo occupazionale contenuto nell’accordo, i 290 esuberi volontari fino ad ora certificati sono a tutti gli effetti dei posti di lavoro persi, a cui adesso rischiano di sommarsi pesanti ricadute sia per gli impiegati che sul personale delle ditte terze»
Le prospettive Rifondazione lancia l’allarme: «Non sfugga a nessuno, inoltre, il fatto che nell’accordo, a fronte di precisi obiettivi in ordine ai volumi delle produzioni, analoga precisione non vi sia in relazione agli organici. Le procedure di mobilità volontaria incentivata resteranno aperte e potrebbero determinare un saldo occupazionale ancora più negativo, con l’ulteriore drammatica conseguenza che mancherebbero le maestranze per centrare l’obiettivo del milione di tonnellate di acciaio colato l’anno».

Il PD locale e nazionale ha esultato alla ratificazione dell’accordo che risponde solo ed unicamente alle richieste della TK.Il risultato di un cinismo e disinteresse totali di chi ci governa!