di Dan. Bo.

Portare la banda ultralarga in tutte le case del territorio comunale, con un investimento di circa 40 milioni di euro da coprire o attraverso i bandi europei, quindi «con zero spese per cittadini e amministrazione», o con un project financing «purché venga garantita la piena gratuità per Ente e cittadini». Un progetto, che rappresenta uno dei punti del programma elettorale del sindaco Andrea Romizi (lì il costo indicato era 120 milioni, comprensivo però anche di un possibile rifacimento del manto stradale), che l’assessore Francesco Calabrese e il resto della giunta vogliono presentare con un incontro a pubblico tra gennaio e l’inizio di febbraio. In questa occasione, mentre in assessorato si continua a lavorare al dossier, si spiegheranno obiettivi, modalità operative e tempi per quella che a palazzo dei Priori considerano un infrastruttura in grado di far fare un salto di qualità importante alla città.

Via da Centralcom Ed è in questo quadro che si inserisce la decisione della giunta di uscire da Centralcom, la società regionale della quale il Comune detiene il 14% e che ora è stata incorporata da Umbria digitale. L’ok al recesso è arrivato venerdì mattina nel corso di una seduta della commissione Bilancio dove non sono mancate le polemiche. Una decisione, sottolinea Calabrese, «non politica bensì tecnica: la missione di Umbria Digitale – ha detto – è di portare la fibra ottica in tutti gli edifici pubblici; ciò appare in netto contrasto con gli obiettivi del Comune, la cui volontà è quella di connettere alla fibra ottica tutta la città, senza costi di utenza né in capo ai cittadini né all’Amministrazione».

Opere completate L’unica ipotesi alternativa sarebbe stata quella di ottenere l’inserimento nello statuto di Umbria Digitale del principio secondo cui potesse essere consentito al Comune di poter realizzare liberamente il proprio progetto. Cosa, è stato riferito venerdì, di fatto risultata non praticabile. Calabrese ha poi spiegato che il recesso non comporta alcuna spesa per il Comune mentre l’ingegner De Micheli, sollecitato da Miccioni (Pd) ha sottolineato che per quanto riguarda le attività fatte da Centralcom a Perugia dal 2007 ad oggi, queste ammontano a 3 milioni di euro e sono in via di completamento, mentre le opere civili sono state tutte terminate.

Il dibattito Alla fine i sì sono stati 9 mentre i no 5 con il Pd che parla di «ennesimo gesto di arroganza da parte della maggioranza». Le critiche sono di metodo ma anche di merito: quanto alle prime, Pd, Psi e M5S puntano il dito contro il fatto che la convocazione con annessa delibera sia arrivata «allo scadere del tempo massimo. Così si è cercato di impedire, di fatto, ai consiglieri di potersi documentare. Questo impedimento è stato molto sentito soprattutto dai consiglieri di opposizione che per esercitare il proprio ruolo al meglio vorrebbero avere a disposizione gli atti che verranno discussi». Oltre a ciò «alla richiesta presentata dalle opposizioni di poter ascoltare in commissione sia un rappresentante di Centralcom che della Regione Umbria, con veemenza ed arroganza padronale è stato risposto che si sarebbe solo perso del tempo e che si sarebbe dovuto votare la pratica prima possibile. Una frettolosità di questo tipo, da parte di una maggioranza ostaggio della Giunta, fa credere che ci possa essere una certa malafede. La maggioranza, balbettante e insipiente riguardo al tema, era pronta alla “votazione a comando».

Le polemiche Quanto alle critiche di merito, il Pd oltre a parlare di possibile danno erariale vede il recesso da Centralcom come un possibile salto nel buio per quanto riguarda il percorso di digitalizzazione della città. Il M5S poi, attraverso la capogruppo Cristina Rosetti ha espresso «forti perplessità circa l’ipotesi di adottare la strategia del project financing, strumento che storicamente ha sempre determinato beneficio per il soggetto privato e non per il pubblico». «Dopo anni di progetti – ha detto poi Nilo Arcudi, Psi -, uscire all’improvviso da questa compagine non ci porterà da nessuna parte, perché non vi sono prospettive concrete. Quando si fa una scelta, bisognerebbe dare alternative reali e non ipotesi vaghe ed inconsistenti».

Twitter @DanieleBovi

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