Carla Riccardi nel 2014 quando era assessore del Comune di Terni

Nove istituti ‘comprensivi’, invece degli undici attuali, che dovranno sovrintendere alle attività delle 72 scuole – dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado – esistenti a Terni e alle quali sono iscritti oltre 10 mila bambini. Sarà questa, secondo il progetto di programmazione territoriale della rete scolastica messo a punto dalla giunta comunale, la nuova struttura organizzativa.

Le perplessità Con aggiustamenti, spostamenti di classi da una scuola all’altra, soppressioni di direzioni e segreterie, il progetto ha provocato più di un malumore tra insegnanti e genitori e tredici consiglieri comunali di maggioranza, su 20, hanno chiesto spiegazioni all’assessore Carla Riccardi.

L’atto di indirizzo Secondo Fabio Narciso, del Pd: «È opportuno che l’assessore venga a chiarire in consiglio i contenuti della proposta; mentre la giunta dovrà verificare l’attuazione delle delibere, almeno fin quando non siano stati esplorati tutti i percorsi di partecipazione necessari e portare a conoscenza del consiglio comunale le motivazioni e la ratio del piano».

Scarsa partecipazione Soprattutto perché, spiega Narciso, «si è provveduto ad avviare la razionalizzazione della rete scolastica non valorizzando adeguatamente la fase di ascolto delle parti interessate ed anche del consiglio», ma anche che «nelle proposte formulate con lo spirito di razionalizzare, c’è il pericolo di ridimensionamento delle professionalità e delle realtà scolastiche».

La replica La delibera «ha visto in giunta una valutazione serena e condivisa, al pari di tutti gli altri atti approvati. L’atto proposto – spiega l’amministrazione comunale – è stato esaminato con attenzione e nessuno degli amministratori ha riscontrato elementi che potessero portare a distinguo o a valutazioni non unanimi. Da palazzo Spada inoltre non sono mai stati rilasciate dichiarazioni o comunicazioni inerenti a scelte non condivise o peggio ancora forzature».

Il confronto Nel merito della programmazione territoriale della rete scolastica «l’amministrazione comunale ribadisce la sua volontà di confrontarsi con il mondo della scuola e la sua dirigenza nell’intento di trovare la migliore organizzazione possibile della rete scolastica cittadina, nella consapevolezza che il servizio scolastico è chiamato a un ruolo sempre più fondamentale e complesso, sia nella formazione che nella relazione con le nuove generazioni».

I sindacati Secondo le organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal di Terni, che lo hanno ribadito anche nel corso di un incontro con il sindaco Di Girolamo la delibera va ritirata: «Le istituzioni scolastiche, per mantenere la propria autonomia – spiegano – devono avere almeno 600 alunni e a Terni non ci sono scuole del primo ciclo sotto tale soglia, quindi il piano è inopportuno. Non esiste poi nessun obbligo normativo che impone ai comuni di trasformare le direzioni didattiche e le scuole medie in istituti comprensivi».

Il metodo Ma le critiche dei sindacati sono anche e soprattutto al metodo utilizzato: «Senza uno studio attento del territorio e degli istituti, un coinvolgimento delle parti sociali, delle scuole e dei genitori, non si può procedere a soppressioni di scuole, accorpamenti, trasferimenti di sedi e nuove istituzioni».

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