Giacomo Leonelli (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Niente dimissioni e quindi nessun passo indietro ma, anzi, «due in avanti». Il segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli dopo i rovesci di Gubbio, Spoleto e soprattutto Perugia e di fronte alla richiesta di dimissioni arrivata dalla minoranza, non getta la spugna e si prepara all’assemblea regionale del partito di lunedì. Un appuntamento, al quale parteciperà anche il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini, dove metterà sul tavolo una serie di proposte che dovranno essere approvate. La prima riguarda la «riorganizzazione del Pd Umbria, dei suoi livelli territoriali tenuto conto anche dei costituendi assetti istituzionali». Insomma, un occhio dovrà necessariamente essere posto a quelle che saranno le nuove Province e alle Unioni di comuni. Con tutta probabilità, porgendo anche le orecchie alle richieste dei territori, l’idea è quella di cancellare i due livelli provinciali e di riorganizzare il partito sulla base delle federazioni. Un’idea in caso a lungo termine visto che questi livelli sono riconosciuti dallo statuto. Per il momento quindi basta mettere sul tavolo il problema di come riorganizzare il partito.

Il pacchetto L’altro passo da fare è una «grande campagna di tesseramento che aiuti i circoli territoriali – dice Leonelli – a rinnovarsi, nella consapevolezza che il rinnovamento invocato non può realizzarsi solo dalla testa». Poi ancora «un grande momento di discussione con la società sul futuro dell’Umbria» e «la calendarizzazione nei prossimi mesi di percorsi relativi anche ai futuri assetti della Regione», ovvero un percorso chiaro, possibilmente senza tafazzismi né inutili spargimenti di sangue, per arrivare alla scelta del candidato presidente e degli aspiranti consiglieri. Una partita, quella dei consiglieri, che si annuncia durissima: i membri dell’assemblea legislativa passeranno infatti da 30 a 20 e a palazzo Cesaroni la nuova legge elettorale, auspicata dal presidente del consiglio Brega per giugno, è ancora in altissimo mare.

Niente dimissioni La seconda parte del «pacchetto Leonelli» riguarda invece l’agenda politica di palazzo Donini, per la quale il segretario chiede «una svolta coraggiosa rispetto a quelle questioni – spiega – che appaiono non rinviabili e sulle quali si gioca la credibilità del Pd Umbria, in particolare su lavoro e riforme». A proposito del no alle dimissioni, Leonelli dice che in questi giorni molti sono stati «gli incoraggiamenti a proseguire il nostro percorso da parte di cittadini, sindaci, iscritti, oltre che dai massimi esponenti del Pd nazionale. Nei loro incoraggiamenti l’invito unanime a proseguire nel lavoro iniziato il 16 febbraio», giorno dal quale Leonelli ha preso il posto di Lamberto Bottini.

I numeri Il pacchetto di proposte dovrà essere votato dall’assemblea e proprio dei numeri si discute in queste ore (ricordando gli scivoloni dei mesi scorsi con proposte che non sono passate) lungo i corridoi di piazza della Repubblica.  Il congresso di febbraio ha consegnato a Leonelli una maggioranza in teoria assai larga: su 250 delegati 159 fanno parte della maxi-coalizione che ha sostenuto il segretario, 70 avevano scelto Stefano Fancelli e 18 il civatiano Juri Cerasini. Il problema sta proprio nell’eterogeneità della coalizione pro-Leonelli che va, per citare gli ‘azionisti’ più pesanti, dai Giovani turchi di Catiuscia Marini e Giampiero Giulietti a Gianpiero Bocci e Marco Vinicio Guasticchi. E così dei 159 leonelliani, quelli di stretta osservanza sono una 40ina mentre per il resto la maggioranza sul «pacchetto Leonelli» verrà costruita e andrà alla prova dei numeri.

Twitter @DanieleBovi

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