di Marco Torricelli
Quella che è piombata sull’Isrim, e soprattutto sui 27 dipendenti e i 5 collaboratori a progetto ancora in attesa degli stipendi arretrati e di sapere quale potrebbe essere la loro sorte dopo che l’istituto è stato messo in liquidazione, potrebbe essere un’autentica pietra tombale.
La Finanza La guardia di finanza avrebbe infatti concluso le lunghe attività di accertamento – andate avanti per mesi – sui conti dell’Isrim e che hanno portato le fiamme gialle ad andare a ritroso, anche molto, nel tempo.
La crisi Perché la crisi dell’istituto non è ‘giovane’, ma è figlia legittima del fallimento di uno dei soci privati, la Tecnocentro, che aveva ricordato l’assessore regionale Vincenzo Riommi, «ha di fatto reso impossibile l’avvio di un programma di studi e ricerche che avrebbero portato almeno 5 milioni di euro nelle casse dell’istituto».
I finanziamenti E nel corso delle indagini della finanza sarebbero emerse delle ‘stranezze’ nella gestione di circa due milioni di fondi, messi a disposizione dal ministero per l’università e la ricerca (Miur) proprio per le attività di ricerca che all’Isrim si portavano avanti.
Il verbale Le cose che i finanzieri avrebbero evidenziato – e inviate in un corposo verbale ai commissari incaricati dal tribunale di curare le operazioni di liquidazione – sarebbero per la verità relative ad una somma inferiore – qualche centinaio di migliaia di euro – e relativa solo ad alcune attività svolte nell’istituto, ma la procedura, in casi del genere è draconiana: il Miur potrebbe richiedere indietro l’intera somma erogata, per poi definire gli importi esatti in un passaggio successivo.
Colpo di grazia E questo, ovviamente, per l’Isrim – che è arrivato alla procedura di liquidazione dopo aver accumulato debiti per una trentina di milioni di euro – potrebbe rivelarsi il definitivo colpo di grazia, visto che a vedersi recapitare la richiesta, da parte del ministero, potrebbero essere la Regione e gli altri soci pubblici, tra cui Provincia e Comune di Terni. Gli stessi, cioè, che hanno deciso la sua liquidazione.
Italeaf si sfila Colpo di grazia che appare quasi scontato, soprattutto alla luce della decisione – non ufficializzata, ma certa – presa da Italeaf, la società che fa capo al gruppo Terni Research e che di fatto era stata identificata, proprio dalla Regione, come unico possibile soggetto interlocutore ed al quale cedere una parte dei laboratori, nei quali avrebbero potuto continuare a lavorare almeno una parte dei ricercatori. Italeaf, in poche parole, si è tirata indietro o, quanto meno, si è messa in stand by, in attesa di vedere come va a finire.
Le certificazioni Anche perché questo nuovo terremoto potrebbe mettere in discussione anche la conservazione di alcune di quelle certificazioni di cui è in possesso l’Isrim e che di fatto – oltre all’indubbia competenza del personale – rappresentano il vero valore aggiunto che faceva gola al possibile investitore privato.
Il personale Per le 32 persone che aspettano di conoscere la propria sorte, e che nei mesi scorsi avevano protestato con forza, è il panico, mentre i sindacati, che avevano a loro volta accusato ‘la politica’ di aver avocato a sé la vertenza, ma senza risolverla, si dicono «pronti a mettere in atto nuove forme di protesta». I lavoratori si dicono «delusi, amareggiati e, sinceramente rabbiosi nei confronti di un sistema che ci ha usato e che ora ci getta via, senza pietà».
