di Daniele Cibruscola

Sul rettangolo verde, che poi è dove tutto si compie, dove la guerra per la B si consuma, la giornata di Comotto e compagni è iniziata nel peggiore (vedi espulsione di Massoni) ed è finita nel migliore dei modi. Gol e tre punti sono arrivati nell’extra time, al 95′. E per una volta il Grifo è sembrato il Frosinone. Sul rettangolo verde, appunto, dove la giornata (Ascoli , Perugia 1) è innanzitutto stata la giornata di Mattia Sprocati. Che in sala stampa trema ancora, scosso e stordito dall’adrenalina com’è. Va per monosillabi il calciatore, maglia numero 18, che in sei minuti (ingresso in campo all’89’) è passato da rincalzo di lusso a eroe del momento.

Sprocati e Camplone «Peraltro, Sprocati, stavolta il gol è tutto suo, mica come quello di Gubbio», gli dicono. «Eh già». Stop. Praticamente un telegramma. «Come è successo?», insistono. «Tutti i difensori sono andati a saltare su Mazzeo e io mi sono ritrovato da solo». La gioia, l’adreanalina e le endorfine, derivano non tanto dal gol in sé, quanto piuttosto dai «tre punti fondamentali» che ne sono scaturiti e dal «contemporaneo pareggio del Frosinone».  Domenica prossima? «Speriamo nel sorpasso, sarebbe il massimo». «Ancora devo riordinare le idee – ammette e conclude l’uomo-partita -. Dedico il gol ai miei genitori». Un’ultima domanda: «Che partita sarebbe stata senza quel gol? Una bellissima partita comunque, tra due ottime ottime squadre». Anche Andrea Camplone, per l’emozione, fatica un po’ ad analizzare la gara. Però ci prova. Ed è convinto: «In parità numerica si è giocato a una porta». Naturalmente, ed è vero, quella dell’Ascoli. Di più: «Nella ripresa noi siamo cresciuti mentre loro piano piano calavano. I rossi estratti da Marini? I primi due mi son sembrati eccessivi». «Questa vittoria ci aiuta a credere ancora di più in ciò che facciamo. Poi, loro (il Frosinone, ndr) domenica prossima riposano…», continua, sibillino. Inutile negarlo: il Grifo respira aria di sorpasso. «Non ci pensiamo – risponde Camplone -. Giochiamo una partita alla volta e preoccupiamoci solo di quella. Questa squadra (il Perugia, ndr) ogni volta che pensa prende gli schiaffi. Comunque sono contento: la squadra è viva e si è ripresa, fisicamente e mentalmente».

In tribuna «volano cicche» Le cronache del gioco, un gioco di guerra, pur sempre un gioco, terminano qui. Poi è d’obbligo raccontare quel che non è successo nei dintorni del Del Duca e quel che invece è successo sugli spalti. Sul fronte dell’ordine pubblico non si sono registrati incidenti o momenti di tensione tra le opposte (e storicamente avverse, non soltanto per motivi pallonari) tifoserie. Niente guai nei settori «a rischio», quelli riservati al tifo caldo di Ascoli e Perugia, le Curve, quindi. Il caos piuttsto è scoppiato in tribuna, al gol di Sprocati. Da quelle parti, nella zona dove sedevano Santopadre, Goretti, il preparatore dei portieri, Bonaiuti, e altri tesserati del Perugia, gli animi si sono accesi nel giro di un amen. Anzi, nel giro di una cicca.  Perché il pubblico di fede bianconera, evidentemente, non ha gradito l’esultanza viscerale (probabilmente anche un scomposta) del «blocco umbro». E a quel punto sono volati paroloni, spintoni, tirate di giacca. Forse persino qualche colpo proibito e, pare, appunto, un decisamente fuori luogo «lancio di cicca, di sigaretta, addosso a Bonaiuti». Così racconta chi si trovava a due passi da lui. Facile intuire la reazione del malcapitato, riportato alla calma, non senza fatica, da alcuni degli spettatori presenti. A Santopadre invece è toccato l’ingrato ruolo di paciere: «Capiteci», hanno sentito argomentare il patron, «stiamo cercando di vincere un campionato». Come a dire che la posta in gioco è altissima. E che magari qualche eccesso di entusiasmo, in totale buona fede, può passare in cavalleria. Il servizio d’ordine del Del Duca ha sbrogliato il parapiglia in quattro e quattrotto, ha scortato dirigenti e staff tecnico nella pancia dello stadio e, via, tutto risolto.

Il commento di Santopadre e Lovato Massimiliano Santopadre – intervistato da UmbriaTV – ha provato a smorzare ulteriori polemiche. Si è limitato («Ho dato a Camplone un sacco di baci, perché con questi tre ha superato i cento punti sulla panchina del Perugia») a fare i complimenti al proprio allenatore e a lanciare «in via temporanea, in settimana magari lo cambiamo», lo slogan per la gara con il Viareggio: «Riempiamolo», il Renato Curi. Di quanto accaduto in tribuna centrale, ha parlato poi il direttore generale dell’Ascoli, Giovanni Lovato. Più spigoloso e pungente il suo intervento, di sicuro più dettagliato. Il diggì, senza mezzi termini, parla di «gesti oltre la legittima esultanza» dei dirigenti biancorossi. «Goretti poi si è scusato», dice. E continua: «Certi atteggiamenti per un dirigente sono vergognosi , è una questione di stile e comportamneto. Il pubblico ascolano? all’andata ha subito una pessima accoglienza, oggi invece ha dato prova di grande maturità».

Il sindaco di Frosinone scrive a Boccali «Credo che il calcio sia prima di tutto un gioco, oltre che una fede sportiva e, quindi, il tutto debba essere riportato su un piano di rispetto delle forme e dello stile». Parole scritte, domenica, nel tardo pomeriggio, dal sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani. Che ha destinato il proprio messaggio – in forma di lettera aperta – ai primi cittadini di Perugia, Wladimiro Boccali, e di Lecce, Paolo Perrone. L’intento è quello di smorzare i toni di un fine stagione che si sta rivelando incandescente per le città coinvolte, con le proprie sqadure, nel girone B di Prima divisione. «Mi sembra che in questo ultimo scorcio del campionato – continua Ottaviani – si stiano ponendo problemi di ordine pubblico che condizionano, più che il risultato, lo steso diritto dei tifosi e delle compagini sociali a seguire i propri beniamini in trasferta. Abbiamo ancora molto da apprendere, nell’ambito del calcio, da ciò che avviene in altri sport di squadra a grande vocazione popolare, come lo stesso rugby, dove in campo volano anche colpi duri, ma fuori dal rettangolo di gioco regna il rispetto tra tifosi, pure nei derby». Ottaviani si dice sicuro: «I sindaci di Perugia e Lecce faranno il possibile perchè anche l’ultima parte di questo campionato sia un’occasione di festa per i tifosi e per le famiglie e non invece, motivo di criticità per i nostri territori». «Del resto – conclude – dobbiamo promuovere il calcio come veicolo di formazione sociale e culturale e non come presupposto di contrasto viscerale».

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