La presentazione del rapporto oggi a Perugia (foto Umbria24)

di Daniele Bovi

Cinque anni fatti di aumenti dei tributi locali e delle spese correnti dei comuni, di investimenti scesi di 132 milioni a causa dei vincoli del Patto di stabilità, mentre il 2014 potrebbe portare per le piccole imprese aumenti tra il 7 e il 15% per quanto riguarda la Tasi. È questo il quadro che emerge dallo studio sulla fiscalità locale (realizzato dal Centro studi Sintesi) presentato martedì a Perugia dalla Cna. Il dossier è frutto dell’analisi dei bilanci preventivi dal 2009 al 2013 dei 18 principali comuni della regione, numeri che il direttore della Cna Roberto Giannangeli spiega essere «la base per l’avvio del confronto che faremo nei territori con i candidati sindaci». Tra Ici (ora Imu, dal 2014 Tasi), addizionali Irpef e rifiuti le entrate tributarie sono passate dai 205 milioni del 2009 ai 373 del 2013 (+168 milioni), con l’Ici-Imu aumentata dell’81% e l’Irpef del 35%. Nel corso di questi anni poi si registra l’esplosione del costo di raccolta e smaltimento dei rifiuti, con le entrate che passano dai 33 milioni del 2009 ai 112 del 2013. Una crescita da collegare però anche alla scelta di fare la raccolta differenziata, ovviamente molto più costosa del semplice conferimento in discarica.

LO STUDIO: QUANTO SI PAGHERÀ A PERUGIA E TERNI

Le classifiche Nello stesso periodo, sottolinea la Cna, i trasferimenti correnti da Stato e Regione sono scesi ‘solo’ del 38,4%, da 248 a 153 milioni. In assoluto, secondo il Centro studi, il prelievo pro-capite più pesante grava sui cittadini di Città della Pieve (827 euro), seguiti da quelli di Perugia (732), Orvieto (658), Castiglione del Lago (654) e Assisi (649). In fondo alla classifica c’è Terni, un dato però poco realistico perché non si sono potute conteggiare le entrate della raccolta rifiuti, visto che il servizio è stato esternalizzato. Scomponendo il dato, Città della Pieve è in vetta anche per quanto riguarda Ici-Imu (473 euro), mentre più distanti sono Assisi (378), Castiglione (346), Terni (335) e Perugia (292). Ed è proprio quest’ultimo il comune più esoso per quanto riguarda le addizionali Irpef (la cui aliquota media nei 18 comuni è salita dallo 0,53% del 2009 allo 0,66%): 109 euro a testa contro i 97 di Terni, i 92 di Orvieto, i 90 di Narni e gli 86 di Spoleto. Otto, sul totale di quelli considerati, i municipi dove l’aliquota è stata spinta al massimo (0,8%). Complessivamente nei 18 comuni, grazie alla possibilità introdotta nel 2012 di aumentare le addizionali, il gettito è passato dai 39 milioni del 2009 ai 53 del 2013 (47 nel 2012). Perugia (274 euro), Città della Pieve (259), Orvieto (236) e Assisi (204) sono il quartetto di testa in materia di rifiuti.

Lo studio Nelle pagine dello studio poi si mette in evidenza l’aumento delle spese correnti (cioè quelle che servono a far funzionare la macchina) nei 18 municipi che passano dai 559 milioni del 2009 ai 634 del 2013, compensate solo in piccola parte dal calo di quelle per il personale (165 milioni nel 2013, -9%) . Come più volte denunciato dai sindaci poi, il Patto di stabilità ‘strozza’ le possibilità di fare investimenti, scesi nell’arco temporale considerato del 28%: tradotto in euro ciò significa che all’economia regionale (e non solo) dal 2009 al 2012 sono stati tolti 132 milioni di euro (da 392 a 181), con un piccolo segnale incoraggiante per il 2013 (+8%). Il passaggio dall’Ici all’Imu è stato tutt’altro che indolore per le piccole e medie imprese: sugli immobili a destinazione produttiva e commerciale infatti l’aliquota media passa, dal 2011 al 2013, dal 6,9 al 9,9 per mille. E il 2014 potrebbe portare ulteriori aggravi, vista la possibilità concessa ai comuni di alzare l’aliquota fino allo 0,8 per mille. Il Centro studi fa di conto e spiega che l’aumento per un laboratorio artigiano potrebbe andare dai 41 agli 88 euro, mentre per un opificio tra 201 e 430.

Le richieste «Le imprese – dice Giannangeli – non ce la fanno più, sono soffocate, perciò la tassazione locale non va aumentata». Anzi, possibilmente va diminuita ed è proprio questo quello che Cna andrà a dire nei prossimi giorni ai candidati. Sul tavolo l’associazione metterà un pacchetto di proposte che riguardano Tasi, Tari ed Irpef. Riguardo alla prima, per capannoni e laboratori si chiede l’aliquota minima (8,6 per mille), mentre in tema di rifiuti si punta a una distribuzione dei costi di smaltimento al 50% tra utenze domestiche e non, alla esclusione dalla base imponibile delle superfici di capannoni e laboratori dove si svolgono le lavorazioni e si producono rifiuti speciali, alle premialità per le utenze non domestiche che avviano il recupero dei rifiuti e l’eliminazione delle inefficienze nello smaltimento. In materia di Irpef l’obiettivo è quello di detrazioni per «tutte le categorie produttrici di reddito» (compresi gli autonomi) così come per le fasce più deboli. Detrazioni che non dovranno essere compensate da aumenti delle imposte su capannoni e laboratori.

Twitter @DanieleBovi

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