Catiuscia Marini e Fabio Paparelli. A sinistra la dirigente Annalisa Doria

di Daniele Bovi

Stretta tra il disegno di legge Delrio che ‘svuota’ le Province e le novità a proposito di unioni e fusioni dei comuni, la riforma endoregionale avviata dalla giunta nel 2011 cambia. Un «riallineamento» lo hanno chiamato martedì a Perugia la presidente della Regione Catiuscia Marini e l’assessore Fabio Paparelli, che hanno spiegato qual è il percorso che palazzo Donini vuole intraprendere per ridisegnare l’assetto della regione. Una strada da seguire per superare le «continue modifiche e indeterminatezze legislative» a livello nazionale, ma anche le «criticità» a proposito delle funzioni delle ex comunità montane non ‘girate’ all’Agenzia forestale perché in capo ai comuni. Quattro le mosse pensate, che hanno però come punto d’avvio il via libera definitivo da parte del parlamento, non ancora arrivato, alla riforma Delrio.

Quattro punti Il primo riguarda la firma del protocollo per garantire a quei lavoratori delle ex montane come dipendenti pubblici e impiegati forestali i livelli occupazionali. Un blocco di circa 200 persone che, tramite un accordo con l’Anci, potrebbe essere assegnato ai comuni per gestire politiche sociali, turismo, boschi e così via. Tutte funzioni che i comuni dovranno garantire da soli, oppure attraverso una convenzione o, come ultima ipotesi, associandosi. In questo caso le aggregazioni dovranno avere come modello territoriale quello dei 12 già sperimentati ambiti sociali. Il terzo punto ha come cuore la riassegnazione delle funzioni e del personale ora in capo alle Province e, in attesa del sì del parlamento, sarà creato un gruppo di lavoro tra Regione, comuni, province ed esperti, guidato da Paparelli, che lavorerà a un disegno di legge da condividere con attori sociali e sindacati.

Funzioni e personale Il quarto punto parte dalla riallocazione delle funzioni tra Regione, province e comuni, con questi ultimi che avranno di fronte a loro tre possibilità per gestirle: creare convenzioni, unioni di comuni o fondersi, processi peraltro obbligatori per quei municipi sotto i cinquemila abitanti (in Umbria oltre 60 su un totale di 92). La fusione è la strada scelta dai cinque comuni dell’Orvietano (Fabro, Ficulle, Monteleone d’Orvieto, Montegabbione e Parrano, i cui sindaci sono stati ricevuti martedì dalla presidente) e oggetto della delibera adottata lunedì dalla giunta. Delibera dove c’è la proposta di indizione del referendum, che dovrà tenersi in una domenica tra il 15 aprile e il 30 giugno. «È un’esperienza – ha detto Marini – alla quale guardiamo con grande attenzione, speriamo possa essere un progetto pilota». «La Regione – ha aggiunto sul punto Paparelli – favorirà tutti i processi che i comuni vorranno adottare per l’individuazione di forme associative».

RIFORMA DELL’ICT: I DETTAGLI

Riforma dell’Ict Il secondo grande capitolo è quello della riforma del settore Ict che prevede il riassetto delle sei società attualmente esistenti, ovvero Webred, Centralcom, HiWeb, Webred servizi, Sir e Umbria servizi. Sei realtà che, come noto da settimane, confluiranno in due consorzi: Umbria salute e Umbria pubblica Umbria digitale mentre un terzo, Umbria pubblica amministrazione, sarà una sorta di evoluzione della Scuola Villa Umbra, e si occuperà principalmente di formazione. Tutti assumeranno forma di società in house. L’intera riforma dovrebbe essere portata a termine entro l’estate e generare un risparmio del 20% sui costi attuali (che martedì però non sono stati quantificati). Risparmi che si otterranno anche tagliando tutti i consigli di amministrazione, sostituiti da un amministratore unico, mentre i dirigenti non potranno guadagnare più del minimo dei colleghi di palazzo Donini.

Semplificazione e risparmi «Questo ‘pacchetto’ di riforme – ha detto Marini – porta a conclusione gli impegni che ci eravamo assunti con il programma di legislatura di una profonda riforma e riorganizzazione della pubblica amministrazione regionale. Il nostro obiettivo principale è quello di rendere sempre più efficiente ed efficace l’azione amministrativa regionale, snellendo l’apparato burocratico, semplificando le procedure, e riducendo soprattutto i costi di funzionamento della pubblica amministrazione in tutti questi ambiti».

Twitter @DanieleBovi

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