di M.To.
Due euro e tre centesimi. Spiccioli, ma mica sempre. Non lo sono, per esempio, quando sono relativi ai diritti di notifica di due documenti: 45 centesimi per il primo e un euro e 58 centesimi per il secondo. Il non averli pagati, senza sapere di doverlo fare, rischia di costare caro ad una donna ternana, alle prese con un contenzioso con Equitalia.
La storia La donna ha un debito. Riceve una cartella esattoriale da Equitalia, per un importo di circa 7mila euro e chiede di poterlo estinguere a rate. La sua richiesta è prevista dalle norme – ed è praticamente diventata pratica comune – e la donna è certa che la risposta di Equitalia sarà affermativa. Tutto normale. E invece no.
La risposta Da maggio, data dell’ultimo contatto e fino a pochi giorni fa, però, racconta il legale della donna, l’avvocato Lamberto Palazzari, «non c’è stata nessuna risposta, ma solo un atto: il pignoramento di un quinto del suo stipendio». Poi la risposta è arrivata: «La rateizzazione non è stata concessa e la mia cliente, secondo Equitalia, dovrebbe pagare tutto in un’unica soluzione».
Le motivazioni Secondo Equitalia, dice il legale, «la mia cliente non ha diritto di ottenere la rateizzazione, dopo che le è già stato pignorato un quinto dello stipendio, solo perché non ha ottemperato al versamento di quei due euro e tre centesimi, cosa della quale non era a conoscenza e che, vista la sproporzione tra le somme in gioco, rende la cosa davvero incredibile».
La situazione Secondo l’avvocato Palazzari «nonostante si ascoltino sempre parole che vogliono essere rassicuranti nei confronti dei cittadini – dice – questo atteggiamento va nella direzione contraria». La donna, racconta, «ha dei figli ed è dipendente di un’azienda che ha vissuto anni di crisi profonda e che ha provocato ripercussioni anche sui redditi dei lavoratori. Non si parla, insomma, di un soggetto che possa essere identificato come un possibile evasore recidivo o, comunque, sul quale si possano avanzare dei dubbi. Ma questo non basta».
Il ricorso Il legale, però, dice di non aver intenzione di permettere che si consumi quella che lui ritiene essere un’ingiustizia: «Il ricorso che presenteremo – spiega – metterà in luce tutti gli aspetti che, secondo noi, non possono che portare ad un ripensamento da parte di Equitalia. La mia cliente non contesta l’origine del provvedimento ed ha solo chiesto di poter estinguere il debito sulla base delle proprie possibilità. Siamo certi che abbia il diritto di poterlo fare».
