di D.B.
Danno ambientale, violazioni in materia di rifiuti, danneggiamento delle acque pubbliche, emissione di gas pericolosi e abusi edilizi. Sono questi i reati ipotizzati dal Corpo forestale dello Stato che ha sequestrato nei giorni scorsi un terreno vicino alla discarica di Pietramelina. Qui ci sono quasi duemila metri cubi di rifiuti organici, accatastati in un’area non autorizzata, a cielo aperto, non impermeabilizzata e senza i presidi di canalizzazione e raccolta del percolato. O meglio, il percolato finiva attraverso un solco nella zona boschiva e poi da lì nel torrente Mussino. Tutto parte dalle segnalazioni fatte al Corpo forestale dai cittadini che abitano nei dintorni del terreno, infastiditi dalla puzza, dai fumi e dai vapori che arrivano dall’impianto di compostaggio vicino alla discarica. Olezzo, fumi e vapori definiti «insopportabili» avendo «varcato di gran lunga i limiti della tollerabilità».
Gli accertamenti Gli uomini guidati dal comandante regionale Guido Conti fanno partire le verifiche e scoprono quanto sopra: 1.800 metri cubi di rifiuti organici in fase di biodegradazione, accatastati in un’area non autorizzata e senza le necessarie precauzioni, ovvero senza impermeabilizzazioni e canali di raccolta. A questo punto scatta il sequestro per consentire tra le altre cose gli accertamenti in merito ad un eventuale inquinamento del suolo e del sottosuolo: sarà ora l’Arpa ad effettuare i campionamenti del terreno per accertare se c’è stata contaminazione o no. E in attesa dei risultati delle analisi, il comando regionale della forestale ora cercherà di capire di chi sono le responsabilità.
Discarica in chiusura Per quanto riguarda la discarica di Pietramelina invece, gli ultimi rifiuti sono stati conferiti ad agosto e da qualche settimana sono partite le due fasi di chiusura: nel corso della prima, che durerà al massimo un anno e mezzo, verrà stesa sulla superficie del secondo lotto una copertura provvisoria, in teli in polietilene a bassa densità, caratterizzati da una elevata resistenza nei confronti delle soluzioni chimiche ed analoga a quella che ricopre il primo lotto. I rifiuti saranno così isolati e nel frattempo si andranno assestando in seguito alla degradazione e alla formazione di biogas.
Due fasi Con la seconda fase invece si provvederà alla copertura definitiva attraverso strati successivi di diversi materiali, l’ultimo dei quali sarà terreno vegetale: in tutto sopra ai rifiuti e ai teli una ‘coperta’ di oltre due metri. I tecnici assicurano che così la discarica sarà completamente isolata, riducendo al minimo sia le infiltrazioni d’acqua che i fenomeni legati all’erosione. Coperta tutta la zona, sarà seminato un prato e piantati alberi di diverso tipo. Su tutti i lavori ci sarà il monitoraggio costante dei tecnici comunali, che ogni sei mesi dovranno fornire una relazione alla giunta sullo stato dei lavori. Al gestore invece, oggi Gesenu, sarà affidato per 30 anni il controllo dell’impianto per garantire sicurezza e ridurre il più possibile qualsiasi impatto ambientale.
