Il consiglio comunale

di Marco Torricelli

Alla fine il numero legale c’era. E così, intorno alle 20,30, dopo una sfiancante quanto noiosa discussione, i 23 consiglieri comunali superstiti – 18 della maggioranza e 5 della minoranza – hanno votato sulla proposta di modifica del regolamento avanzata da Sandro Piccinini (Pd), che prevedeva il taglio del gettone di presenza a quei colleghi che non restano in aula – o non partecipano al lavoro delle commissioni – per almeno il 70% del tempo.

Il voto In 19 – tre dell’opposizione – hanno votato a favore; in 3 – due della maggioranza – si sono espressi contro e un consigliere di opposizione si è astenuto. Ma è stato tutto inutile, perché in questo genere di votazioni è necessario ottenere la maggioranza assoluta, che è di 21 voti. I ‘furbetti’, insomma, l’hanno scampata anche stavolta: il gettone è salvo.

Il dibattito Tra proposte articolate, polemiche relative a scelte fatte in passato e interventi chiaramente provocatori – tutti hanno voluto dire la loro, magari per poi dileguarsi dopo aver fatto seriose dichiarazioni piene di argomentazioni di principio – la seduta si è trascinata fino ad un’ora decisamente inusuale. Ma ad un certo punto ha cominciato a farsi strada l’ipotesi che, poi, si sarebbe rivelata esatta: la si stava tirando per le lunghe nella certezza che, alla fine, sarebbe finita a tarallucci e vino.

Brutte figure Una cosa certa è che il consiglio, nel suo complesso, ha fatto un’altra brutta figura: nella maggioranza sono emerse con chiarezza le troppe divisioni, politiche e personali, che emergono con sempre maggiore frequenza; mentre la minoranza, rimasta in aula con una pattuglia ridotta all’osso, ha perso l’occasione per segnare una distinzione netta dalla controparte.

Forza Italia Tanto più che tra il capogruppo di Forza Italia, Federico Brizi e l’ex compagno di partito Federico Salvati, c’è stato anche un siparietto divertente quanto significativo: Brizi ha chiesto che il gruppo che si chiamava Popolo della libertà potesse cambiare nome, appunto in Forza Italia; ma Salvati, che invece non è passato al nuovo gruppo, gli ha detto che non ci doveva nemmeno pensare: «Voi fate un gruppo nuovo e, quindi, quello del Pdl, nel quale io rimango da solo, resta in vita a tutti gli effetti». E così è stato: ora in consiglio comunale ci sono ben 11 gruppi, di cui 4 composti da un solo consigliere.

Lettera al veleno Una faccenda di cui, sottovoce, si è parlato molto è stata anche quella relativa ad una ‘letteraccia’, piena di veleni e insinuazioni su assessori – Marco Malatesta in particolare – e dirigenti comunali, che è circolata a palazzo Spada e che – in virtù di una ‘firma’ decisamente controversa – era stata attribuita a Michele Rossi, esponente dell’Udc ternana. Il quale, ridendoci amaramente su, commenta così: «Io non sono mai stato tenero con questa amministrazione, ma, se me lo consenti, quello non è certo il mio stile. Hanno fatto un miscuglio di cose e, poi, in fondo hanno messo una firma – M.Rossi – che non è ovviamente la mia. Mi sembra una buffonata, ma ci penserà il mio legale a chiarire tutto». Anche perché la lettera sarebbe arrivata pure alla procura della repubblica.

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