di Fabio Paparelli assessore Sicurezza Regione Umbria
Il fenomeno della contraffazione commerciale rappresenta uno dei mercati più fiorenti che alimenta attività criminose di ben più alto allarme sociale ed é tanto più sofferto e sentito oggi in virtù della crisi che stiamo attraversando. Se vi fosse questa consapevolezza diffusa, probabilmente il fenomeno non sarebbe così fiorente ed il problema abusivismo farebbe un salto di qualità anche dal punto di vista culturale.
I cittadini troppo spesso ignorano o vogliono ignorare invece che l’acquisto della borsetta o dell’orologio falso non rappresenta un capriccio gioioso fine a se stesso, ma ciò contribuisce a finanziare organizzazioni criminose che fanno della contraffazione una delle principali fonti di sostentamento accanto ad altre attività illegali. Per questo le iniziative di sensibilizzazione come quella promossa da Confcommercio lo scorso 11 novembre sono tanto più importanti perché aiutano a ribadire che, nonostante il disincanto di molti, la contraffazione meriti una lotta senza quartiere. La contraffazione e più in generale l’abusivismo costituiscono un problema sociale sempre più importante. Sono infatti un furto per le imprese, un danno per lo Stato e un crimine per la società onesta.
Un fenomeno che ha fatto registrare negli ultimi 10 anni un aumento del 1200%, giungendo a rappresentare il 5-7% dell’intero commercio internazionale, e causando 100 mila miliardi di dollari di perdite. E’ stato ricordato proprio nel corso del convegno di Confcommercio che l’Italia è al primo posto in Europa ed al terzo nel mondo (dopo Corea del Sud e Taiwan) come produzione, commercio e consumo di prodotti contraffatti. Il fatturato annuo dell’industria del falso è stimato tra i 7 mila ed i 10 mila miliardi. Secondo quanto riportato dall’ultimo rapporto Censis 2012 i settori più colpiti sono quelli dell’abbigliamento e degli accessori, quasi 2 miliardi e mezzo, il comparto cd, dvd e software più di 1,8 miliardi di euro, e il settore alimentare quasi 1,1 miliardi di euro.
Particolarmente grave risulta anche la crescente contraffazione di prodotti farmaceutici, alimentari, dei giocattoli e dei ricambi di auto che, al danno economico, aggiungono anche altri gravissimi per la sicurezza e la salute dei consumatori. In base ai dati contenuti sul rapporto ministeriale sulla contraffazione le regioni in cui sono state sequestrate il maggior numero di merci contraffatte sono come è noto il Lazio, la Lombardia, la Campania e la Puglia. L’Umbria pur non essendo una regione tra le più esposte in termini assoluti ha però un indice di crescita dei sequestri molto alto, ovvero, più del 700% negli ultimi anni. Quella di Perugia, ad esempio, è la quinta provincia di Italia per vocazione al consumo di prodotti contraffatti nel settore abbigliamento. Con un fattore di attrazione (che rappresenta i potenziali acquirenti) pari a 229.000, siamo collocati al quinto posto in Italia. La produzione e la vendita di merci contraffatte costituisce dunque un problema sociale di grande portata che investe inoltre direttamente le nostre città ed in particolare l’attività della polizia municipale, spesso non dotata di strumenti normativi idonei.
In tal senso credo sia opportuno quanto prima promuovere azioni formative mirate.La contraffazione è un fenomeno molto complesso che causa un grave danno alle imprese titolari dei marchi con conseguente indebolimento della posizione di mercato, al tessuto economico locale, alla rete commerciale in quanto viene favorito il fenomeno della concorrenza sleale e alla tutela dei consumatori. A tutto questo consegue la riduzione degli standard di qualità, un rischio per la salute e la sicurezza pubblica quando la contraffazione viene effettuata sui prodotti alimentari e nei farmaci, lo sfruttamento dei lavoratori clandestini, l’aumento dei fenomeni di riciclaggio e un danno per lo stato in ragione della diminuzione delle entrate e dell’evasione fiscale. Fatta questa premessa credo che la Regione possa continuare a dare un contributo sempre più determinato per affrontare questa emergenza e lo possa fare su più fronti. Il primo ha a che vedere con l’innalzamento del livello di attenzione sul problema inquadrandolo all’interno del tema più generale della sicurezza urbana.
In questo senso i patti per la sicurezza di Perugia e Terni dovranno prevedere misure adeguate a dare un segnale significativo in questo senso che porti a potenziare ulteriormente la collaborazione interistituzionale tra le forze di polizia e le polizie locali e le Camere di commercio. Già con la prossima emanazione dei bandi per il commercio, ai sensi della legge 266, daremo le prime risposte con l’obiettivo principale di favorire il reinsediamento e il consolidamento delle imprese commerciali nei centri storici nella direzione di combattere il degrado e l’illegalità tanto piú forte dove c’è abbandono. Il testo unico anch’esso in dirittura d’arrivo istituisce inoltre sanzioni precise che accompagnano i precetti normativi, perché c’è un vizio tutto italiano con cui si fanno norme e leggi spesso senza finanze e senza strumenti sanzionatori. Anche le due prossime leggi su sagre e tutela dei consumatori prevederanno delle azioni di contrasto un questo senso. L’altro fronte è appunto quello della tutela dei consumatori. Credo in proposito che si possa realisticamente fare un’azione congiunta di formazione, studio, comunicazione e prevenzione proprio utilizzando la forza e il radicamento delle nostre associazioni dei consumatori.
Infine dobbiamo cercare di dare un segnale ancora più forte a quelle realtà come Deruta che da anni stanno affrontando l’emergenza della contraffazione internazionale che mina fortemente la tenuta del settore della ceramica artistica così straordinariamente importante per l’Umbria. Senza scordarci del comparto della moda e degli accessori che in Umbria continua ad avere marchi prestigiosi di caratura internazionale. Così come per il settore agroalimentare e mi riferisco, in particolare, a quello dell’olio che rappresenta un altro patrimonio da difendere insieme alle doc, dop, igp del nostro territorio. Per tutti questi motivi mi rendo disponibile a lavorare fattivamente in questo senso, nell’ambito delle competenze regionali, con la speranza di riuscire a trovare insieme le giuste forme di intervento per curare questa piaga così dolorosa per tutti i commercianti e i produttori onesti della nostra regione.
