di Daniele Bovi
«Non trasformiamo il congresso in una conta» è stato il refrain delle settimane prima delle assise, e invece il Pd della provincia di Perugia sembra correre dritto proprio verso la battaglia in assemblea a colpi di delegati. Assemblea, peraltro, sulla quale permane persino l’incertezza intorno al quando tenerla: la commissione provinciale per il congresso si è riunita giovedì per la seconda volta in due giorni senza partorire una soluzione. Tra chi spinge per sabato, chi per domenica e chi per martedì (questione di tempo per convincere le truppe, ma non solo), non c’è ancora una data e un’ora. La maggioranza propenderebbe per domenica, ma non c’è unanimità.
La conta Che la probabilità maggiore sia quella di una conta lo si evince anche dall’esito delle due ore di incontro tra i quattro candidati di giovedì pomeriggio. Ognuno rimane sulle proprie posizioni: Marinelli punta a costruire una proposta unitaria intorno al suo nome, Rossi cerca l’accordo coi renziani del trio Bocerani, Leonelli e Guasticchi, che i più danno per fatto anche se i mal di pancia tra i delegati ci sono. Rossi tira dritto: «I richiami a collegialità e unitarietà? Al momento – dice a Umbria24 – non hanno senso, ora si riparte da zero e noi vogliamo parlare a tutti i delegati». Un concetto col quale risponde al sindaco di Perugia Wladimiro Boccali che, dalle colonne di Umbria24, aveva spiegato riferendosi a Rossi che «chi è arrivato secondo, terzo o quarto non può diventare primo a tavolino».
La polemica «Frasi come quelli di Boccali – continua – non hanno nulla a che vedere con la logica regolamentare. Guardate ad esempio cosa è successo con l’elezione del rettore o cosa succede durante quella per i sindaci. Lo spirito è inclusivo ma ora si riparte da zero e parleremo a tutti i delegati». I messaggi da lanciare sono due: «autonomia» e «innovazione». La prima declinata come autonomia dagli amministratori («ci deve essere distinzione dei ruoli») e come «reazione al caminetto ristretto che ha voluto la candidatura di Marinelli. La seconda, da sfoggiare nei confronti dei renziani, come «rottura del clima di conservazione». E se gli si fa notare che lui, come segretario uscente, ha portato a casa un 33% che significa che quasi il 70% del partito non lo ha confermato, Rossi risponde così: «Io – dice – fino all’ultimo non ho fatto campagna elettorale perché volevo una candidatura unitaria».
I conti «Nel momento in cui – continua – alcuni hanno deciso di fare altre scelte mi sono candidato, dicendo al segretario regionale che i rapporti di forza sul territorio erano diversi da quelli che immaginavano. E infatti alcuni sono rimasti sorpresi dal risultato che si aspettavano». I congressi hanno lasciato sul campo strascichi polemici, con i candidati a fare i conti dei risultati nelle varie città. Per esempio Umbertide, dove giovedì si è messa la parola fine stabilendo che non occorre tornare al voto in nessun circolo. «Marinelli a Umbertide – continua Rossi – dove non c’erano garanti del livello superiore che potevano certificare la correttezza del voto, ha preso più di 500 voti in un sabato mattina lavorativo. Oltre un quarto del suo consenso arriva da lì, e questo dovrebbe far riflettere».
Nessuna balcanizzazione Se Marinelli ha fatto il pieno a Umbertide, Rossi lo ha fatto a Gubbio: «Si è votato di domenica e lì c’è stata presenza reale». Al fondo poi Rossi rifiuta un concetto, quello secondo il quale quattro candidature siano un sinonimo di balcanizzazione del partito. Per il segretario uscente sono anzi «una ricchezza, quella è una parola che non mi piace. Per troppi anni c’è stato un falso unanimismo e ora finalmente discutiamo, pronti poi a tornare una sola squadra». Dal canto suo invece Marinelli torna a chiedere «collegialità»: «Non bisogna – scrive – buttare alle ortiche una chance di collegialità in grado di ricomporre le divisioni attuali. Una ricomposizione unitaria del partito non annulla le differenze del ricco pluralismo interno, bensì le esalta». Quanto al numero dei delegati, Marinelli dovrebbe averne 81, Rossi 69, Bocerani 47 e Chianella 16. Da Roma invece, le antenne sono puntate anche su quanto sta accadendo a Perugia e il pressing dell’area Cuperlo per una soluzione unitaria c’è.
Twitter @DanieleBovi
