di Chia.Fa.
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Crisi ex-Pozzi, vigilia di apprensione. Si accomoderanno giovedì mattina davanti al giudice delegato Roberto Laudenzi i rappresentanti della proprietà del polo metallurgico e i commissari nominati dal tribunale di Spoleto, Marco Silvestrini per Ims (ghisa) ed Eros Faina per Isotta Fraschini (alluminio), ma anche gli avvocati che assistono nella delicata vicenda la folta schiera dei creditori chiamati all’adunanza, già rinviata il 2 maggio scorso.
Partner e accordi ancora da formalizzare Cosa succederà in aula è presto per dirlo, ma qualche ipotesi in circolazione c’è. Tanto per cominciare al momento non risultano formalizzate dal gruppo Casti le attese integrazioni della proposta di concordato presentata a gennaio, vale a dire gli accordi con i partner che affiancheranno l’attuale proprietà e il progetto industriale tratteggiato per il futuro delle industrie di Santo Chiodo. Documentazione, questa, resasi necessaria dopo l’uscita di scena dei francesi di Saint Jean industries, in principio interessati all’affitto del ramo di azienda Isotta Fraschini, e dell’accordo tutto da definire con gli israeliani di Mogdal Metal che sembravano aver messo gli occhi su Ims.
Nuova proposta domani in aula? Il gruppo ha tempo fino a giovedì mattina e, l’auspicio, è quello di veder approdare in aula il faldone con i documenti lungamente attesi. Se così dovesse andare, anche se considerati i tempi finora a disposizione della proprietà non c’è molto ottimismo, il giudice potrebbe verosimilmente riservarsi qualche giorno per analizzare le prospettive messe sul tavolo per poi arrivare alla pronuncia relativa all’eventuale omologazione della proposta di concordato.
Il fallimento Tra le opzioni in mano al giudice c’è anche la più nefasta, dichiarare il fallimento della ex-Pozzi. Tuttavia, anche sulla base di alcuni precedenti, tra i più recenti quello della Sangemini, nei tribunali sembra prevalere, per ovvie ragioni, un approccio prudenziale. Sempre che qualche spiraglio emerga dalla carte.
