Il mercato coperto

di F.T.

60mila euro. Questa la somma che il comune di Terni conta di incassare dai canoni arretrati del mercato coperto di largo Manni. L’invito che parte dagli uffici di palazzo Spada è perentorio: «entro novembre i contratti dovranno essere tutti sottoscritti».

La questione Riguarda buona parte dei 18 operatori presenti all’interno del ‘cubo’ arancione: in pratica tutti coloro che non hanno sottoscritto il contratto di concessione dei box in seguito al trasferimento, datato luglio 2011, dalla vecchia struttura di piazza del mercato. In tutto questo tempo, il comune ha ‘chiuso un occhio’ cercando di venire incontro alle situazioni non sempre semplici dei commercianti, schiacciati tra la crisi e una struttura che fatica ancora oggi a decollare. Anche se i tentativi di rilanciano non mancano.

Firme e arretrati Alla fine però il nodo è venuto al pettine. Lo scorso agosto la giunta comunale aveva indicato la strada da seguire sul fronte delle concessioni e con la determina del 28 ottobre, la direzione sviluppo economico, non ha fatto altro che formalizzare un’intenzione già chiara. Alla fine il comune chiede un canone annuo pari a 72 euro per metro quadro, oltre ad una quota condominiale che consiste, per il complesso degli operatori, nel 23% delle spese complessive di acqua, luce e pulizie.

Tempo scaduto Di fatto il comune ha deciso di escludere dal conteggio i sei mesi relativi al 2011, considerati come una sorta di ‘avviamento’. Così il calcolo degli arretrati partirà dal 1° gennaio 2012, con la possibilità di rateizzare il pagamento fino ad un massimo di 24 soluzioni. Il mancato pagamento, si legge nell’atto, ‘comporterà il ritiro abilitativo all’esercizio e l’avvio delle procedure finalizzate alla liberazione dell’immobile occupato’. Insomma, un vero e proprio aut aut che punta a regolarizzare una situazione lasciata a lungo in sospeso.

Il legale La questione dei contratti e dei canoni si intreccia con quella relativa al ricorso al consiglio di Stato presentato da 13 operatori del mercato. Il trasferimento dalla vecchia alla nuova struttura, loro – a differenza del comune – non l’hanno mai considerato ‘definitivo’. «E di certo non può essere la firma sul nuovo contratto – afferma l’avvocato Patrizia Bececco, il legale che li rappresenta – a costituire una formale accettazione del trasferimento né tantomeno una rinuncia al ricorso pendente».

Il ricorso Il bando pubblico per l’acquisto dell’area dell’ex mercato coperto prevedeva il ritorno, a lavori ultimati, di alcuni operatori al piano terra della struttura. «Nella successiva convenzione fra comune e Superconti – afferma l’avvocato Bececco – si afferma che i mercatali avrebbero accettato il trasferimento definitivo. Niente di più falso, visto che non esiste alcun atto di rinuncia. In questo senso non si è mai voluta trovare una soluzione e ora attendiamo che il consiglio di Stato si esprima nel merito. Siamo certi delle nostre ragioni».

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