di Mario Mariano
Ci si sorprende sempre quando, per l’ultimo saluto a chi lascia questa terra, le chiese si riempiono, come è successo ieri con quella grande di S.Filippo Neri per l’addio a Nunzio Bassi.
Un giornalista con oltre mezzo secolo di mestiere sulle spalle, con incarichi di piena responsabilità, alla guida dell’edizione umbra de ‘La Nazione’ e poi per tanti altri anni ancora in Rai. E si sarà sorpreso pure lui, visto che gli apprezzamenti, le targhe e i riconoscimenti non appartenevano al suo modo di essere. Una folla eterogenea, perchè Nunzio era capace di stabilire un rapporto anche con il fornaio abituale, con l’artigiano che conosceva da una vita.
Insomma non c’erano solo il mondo dell’informazione, con i colleghi e amici più datati, ma tanti, tantissimi giovani che hanno avuto Nunzio come maestro alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Ponte Felcino. Sono arrivati da ogni città d’Italia e, a cerimonia conclusa, hanno voluto dare la loro testimonianza affettuosa, ricca di ricordi, di consigli professionali e umani appresi da uno che sapeva come far funzionare la gavetta. Un Nunzio che con il passare degli anni è rimasto lo stesso: sempre attento alla persona, ai problemi del collega più giovane. Come hanno confermato i “suoi” ragazzi, ora tutti in Rai a ricoprire ruoli di responsabilità, pronto all’ascolto, ma anche a raccontarti della sua vita, non in maniera celebrativa, e comunque mai autoreferenziale.
Le testimonianze sono state scandite dal parroco che ha raccontato dell’impegno cristiano di un giornalista capace di destreggiarsi anche nelle cronache del Signore, di essere particolarmente attivo sul fronte della solidarietà, specie su quello delle ragazze madri in difficoltà. Ma anche chi ha avuto Nunzio come maestro nella professione e nella vita, ne ha tracciato un ricordo struggente che ha dato conforto alla moglie e alle due figlie. Francesca, una insegnante che aveva conosciuto Nunzio ai tempi del liceo, ha ringraziato tutti con parole semplici, ma seppure il dolore per la scomparsa di un giornalista di razza fosse palpabile, si è come avvertito, sentendo anche i giornalisti che negli ultimi venti anni hanno frequentato la scuola di Ponte Felcino, che sarebbe un atto dovuto per la Rai intitolare alla sua memoria quella palestra di giornalismo.
