di Daniele Bovi
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Ascolto, richiesta di informazioni e la promessa di un ampio confronto con tutti i soggetti interessati, nel rispetto dei ruoli e nella consapevolezza di ciò che si può fare. Da mezzogiorno e fin oltre le due del pomeriggio i sindacati del settore bancario e la presidente della Regione Catiuscia Marini si sono confrontati a palazzo Donini sul tema del credito. Un incontro chiesto nei giorni scorsi dai rappresentanti dei lavoratori con una conferenza stampa dove erano emersi, nella cornice di un quadro regionale tutt’altro che idilliaco, anche i timori relativi allo spostamento dei centri decisionali di Casse di risparmio dell’Umbria (risultato della fusione operativa da nove mesi tra le quattro ex Casse di Terni-Narni, Foligno, Spoleto e Castello) dalla regione a Firenze. Una serie di disposizioni, comunicate con una circolare a luglio, che ora il cda dovrà (se vorrà) approvare e che insinuano il timore di una banca lontana dalle esigenze del territorio. Tutto il contrario di quello che era stato proclamato mesi fa.
Vigilanza istituzionale Dal canto loro i sindacati hanno chiesto quella che si può chiamare una sorta di ‘vigilanza istituzionale’ su quello che si muove intorno ai due istituti (le Casse e la commissariata Bps) e più complessivamente sul rapporto tra banche e territorio. A passare da «latitante» però, come avevano urlato i sindacati, la politica non ci sta: palazzo Donini ha spiegato infatti di non voler essere tirato per la giacchetta e di aver lavorato fino ad ora lungo percorsi possibili. «Si dovranno analizzare – osserva la presidente in una nota – alcune specifiche situazioni come quelle di Casse di risparmio dell’Umbria e Banca popolare di Spoleto, anche al fine di garantire all’Umbria un sistema creditizio pluralistico e quanto più possibile collegato al territorio». Tutto ciò nell’ambito di un confronto e di una riflessione «su come il sistema regionale del credito si articola in Umbria al servizio delle imprese e delle famiglie».
Bps Attenzione «certosina» è stata chiesta sulla cessione di Bps, in fase avanzata dopo che nei giorni scorsi è stato nominato l’advisor, mentre i commissari hanno spiegato che entro ottobre si concluderà la fase di ricognizione sui conti (la cosiddetta due diligence). I sindacati sul tavolo del confronto hanno messo due scenari: il primo riguarda l’ingresso della Clitumnus di Carbonetti (con dentro imprenditori umbri come Carlo Colaiacovo) che fa di Bps una banca con il ‘cervello’ sul territorio. Il secondo riguarda l’arrivo di altre banche che potrebbero smantellare tutto disarticolando così il rapporto con la regione e il suo tessuto economico. Ma anche nel caso dell’arrivo della Clitumnus, ragionano i sindacati, chi ci assicura che non comprino a 10 per poi rivendere a 20? Ecco perché, «nel rispetto dei ruoli», è stata chiesta attenzione massima.
Tavolo del credito Su un binario morto è invece il ‘tavolo del credito’ previsto dall’Alleanza per lo sviluppo e rivendicato dai sindacati. Palazzo Donini (all’incontro era presente anche l’assessore allo Sviluppo Vincenzo Riommi) ha spiegato chiaramente di non considerarlo produttivo. Tolte le piccolissime banche locali le altre sono in mano a gruppi che manderebbero con tutta probabilità agli incontri le seconde linee, dando vita così ad un tavolo fatto di belle chiacchierate ma zero soluzioni. In sintesi, un esercizio retorico che serve a poco. Da non dimenticare poi il tema dell’occupazione: i sindacati sono tornati a battere sui 200 posti di lavoro persi nel settore tra il 2010 e il 2012; da ultimi quelli dei 13 lavoratori della società che per Casse dell’Umbria gestiva alcuni servizi accessori. «Il processo di riorganizzazione del sistema bancario regionale – continua Marini -, deve sempre guardare alla centralità del lavoro e dei lavoratori, e si deve evitare che tali processi penalizzino ulteriormente sia l’occupazione che le professionalità degli addetti».
