di M.T.
L’allarme lo hanno lanciato da tempo e il 10 luglio scorso, «dopo aver preso atto della totale mancanza di sicurezza dell’area», hanno scritto ad autorità ed enti competenti. Ma non è successo niente. E allora minacciano di rivolgersi alla magistratura.
Papigno La storia si riferisce alla ex discarica dello stabilimento di Papigno, «che ricordiamo essere uno dei siti di interesse nazionale», affermano alcune associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Pro Natura, Wwf, Tam/Cai, Mountain Wilderness, Associazione Mediterranea per la natura) e comitati territoriali (Don Chisciotte e Gruppo ricerca Papigno pesche) e che, a loro giudizio, ha ormai raggiunto lo stato di «emergenza ambientale».
Il Ministero Le associazioni e i comitati ricordano che «già lo scorso anno il ministero dell’ambiente richiese ulteriori approfondimenti degli inquinanti presenti», fatto confermato, a novembre del 2012, dallo stesso assessorato comunale competente: «Da un anno – spiegava in una nota – procede il lavoro di analisi e di monitoraggio, anche perché il ministero dell’ambiente ha richiesto alcuni approfondimenti che il comune sta effettuando in collaborazione con l’Arpa. Le indagini condotte inizialmente al fine di individuare le problematiche del sito, in gergo tecnico definite attività di caratterizzazione dell’area, hanno dimostrato l’assenza di amianto ed invece hanno attestato la presenza di metalli pesanti, di idrocarburi con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla norma. Il progetto definitivo di bonifica della ex discarica è previsto per il 2013 così poi da procedere al bando per l’assegnazione dei lavori di bonifica dell’area».
I dati Secondo gli ambientalisti, però, «questi dati non sono ancora stati forniti e non è neppure chiaro se siano stati fatti ulteriori carotaggi del terreno in questione. Ma intanto – denunciano – il campo di calcio antistante l’area è costantemente frequentato da bambini ed adulti, essendo l’unico spazio di gioco disponibile in paese; da esso, tramite un vistoso buco della rete di fianco al cancello principali – opportunamente dotato di catena e lucchetto – si accede con estrema facilità all’area contaminata; nel piazzale vengono costantemente e in gran numero parcheggiati camper e gli stessi turisti (l’area è a breve distanza dalla Cascata delle Marmore; ndr) a volte entrano nell’area contaminata; i cartelli di dissuasione, quando ci sono, appaiono illeggibili».
La minaccia «Siamo preoccupati per l’incolumità della popolazione di Papigno cui non e’ mai stata data un’adeguata informazione in materia di sicurezza – dice Adriano Vinciarelli, del Cai – in tanti anni di chiacchiere». L’arpa, ricorda Vinciarelli, «ad una precisa richiesta di spiegazioni, si è limitata a farci sapere che, siccome l’area è di competenza del comune, era a quest’ultimo che dovevamo rivolgerci» tanto che le associazioni ed i comitati, in assenza di risposte e dati inconfutabili, si dicono «pronti a ricorrere, con mezzi democratici e partecipati, a tutte le istanze istituzionali e giuridiche, fino al massimo livello».
