di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

La minor quantità di acciaio ternano venduto all’estero è uno dei fattori che fa arretrare per il secondo trimestre consecutivo l’export della regione. Secondo i dati dell’Istat pubblicati mercoledì infatti nel primo semestre dell’anno il volume di merci vendute fuori dall’Italia è arretrato del 7,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In termini assoluti un miliardo 826 milioni contro il miliardo 971 milioni di euro dei primi sei mesi del 2012. E a pesare sul dato negativo sembra essere proprio Terni e in particolare l’acciaio che, come noto, rappresenta una fetta importante del totale delle esportazioni regionali: secondo l’Istat è proprio la provincia di Terni con il suo -27% una di quelle che contribuiscono di più in Italia alla diminuzione dell’export nazionale.

I dati Scorrendo le tabelle allegate allo studio si nota come il settore dei metalli di base e dei prodotti in metallo della regione, che da solo vale oltre il 2% del totale nazionale, sia arretrato da gennaio a giugno del 32%. Peggio, se si guarda a quei settori dove l’Umbria ha maggior quote nazionali, hanno fatto solo i prodotti frutto dell’estrazione di minerali da cave e miniere: -74%. Il -7,4% della regione è in netta controtendenza rispetto a quanto registrato nella maggior parte delle regioni del Centro Nord: a livello nazionale l’aumento è stato dello 0,4%, al Sud il calo è stato del 6% mentre il segno più compare vicino al Centro (+2,8%) e al Nord Est (+0,8%); lievemente negativa invece (-0,2%) la prestazione delle regioni del Nord Ovest.

I settori L’Istat mette poi in evidenza come l’Umbria ha esportato il 6,4% in meno verso i paesi dell’Unione europea e l’8,4% in meno verso tutti gli altri. Come accennato quello di aprile-giugno è il secondo trimestre consecutivo di calo dopo che la regione aveva recuperato i livelli pre-crisi chiudendo il 2012 con un +7,6%: 923 i milioni esportati in questi tre mesi, 103 in meno rispetto allo spesso periodo del 2012 quando era però stato registrato il volume più alto dal 2000. Tornando all’analisi settoriale a sorridere sono agricoltura, silvicoltura e pesca con un +72% (e una quota nazionale che passa dall’1,7% al 2,8%), i computer, apparecchi elettronici e ottici (+92%), gli articoli in pelle (+26%), i prodotti in carta (+26%) mentre tiene il settore del mobile (+3,9%) e quello dell’abbigliamento (+12%). I prodotti chimici sono in flessione invece del 2,6%.

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