di Marco Torricelli
Convocazione arrivata e sciopero sospeso. Il ministero dello sviluppo economico ha convocato, per la mattina del 30 aprile prossimo (alle 11), le segreterie territoriali dei sindacati dei metalmeccanici, per informarle sulla trattativa in corso per la vendita delle acciaierie. A fronte della convocazione, fanno sapere i sindacati, «lo sciopero programmato per venerdì è stato sospeso» e l’impegno diventa quello di «organizzare, dopo l’incontro, le assemblee con tutti i lavoratori del gruppo per condividere gli elementi che dal confronto emergeranno».
Le aspettative Le condizioni o, meglio, gli ‘auspici’ – relativi alla vendita delle acciaierie ternane – erano fondamentalmente tre: che in Europa restasse in equilibrio il rapporto tra i player impegnati nella produzione di acciaio; che non ci fossero tagli alla forza lavoro; che fosse salvaguardato il profilo del sistema industriale italiano. Ad una prima occhiata, quello che rischia di succedere è tutto il contrario.
Il Tubificio Una delle, tante, incognite è proprio rappresentata dal Tubificio: Outukumpu ha sempre detto di volerselo tenere, a meno di ricevere un’offerta particolarmente interessante che, infatti, non è arrivata. I possibili compratori se ne sarebbero disinteressati: «E questo dimostra – dice un sindacalista – che il gioco non è chiaro. Perché il Tubificio, dove si lavora acciaio destinato alla realizzazione di marmitte, è uno sfogo importante per le cosiddette produzioni di ‘seconda scelta’, che Outukumpo, venduto tutto il resto, potrà decidere da chi comprare e potrebbe anche scegliere, come fornitori, gli stabilimenti tedeschi di Bochum e Krefeld, della cui possibile chiusura, da parte di ThyssenKrupp Inoxum si è forse fin troppo favoleggiato».
I ruoli La presenza di Marcegaglia nella compagine in corsa per l’acquisto delle acciaierie, poi, rappresenta un altro aspetto tutto da interpretare, visto che Emma Marcegaglia, da luglio, assumerà la presidenza di BusinessEurope, la Confindustria continentale, che riunisce 41 associazioni nazionali di rappresentanza delle imprese, provenienti da 35 paesi (i 27 paesi membri dell’UE e gli otto paesi candidati all’adesione o membri del così detto ‘spazio economico europeo’) e che rappresenta oltre 20 milioni di imprese. Il suo ruolo non sarà, insomma, secondario nella fase di stesura della nuova mappa dell’acciaio, in Europa e in Italia, dove si registra l’ennesima ‘voce di mercato’: con il gruppo Mittal che avrebbe fatto delle avances relative alle acciaierie di Taranto». Il nostro Paese ringhia il sindacalista, «si sta trasformando sempre di più in una sorta di supermercato, dove i grandi gruppi internazionali vengono, fanno acquisti a prezzi vantaggiosi, si accordano per scambi di partecipazioni, fanno business e lasciano a noi gli scarti di quello che non gli interessa più».
Indiscrezioni L’agenzia Reuters, citando una fonte vicina all’affare, fa trapelare un’indiscrezione interessante: non sarebbe scontato l’ok dell’Unione europea all’operazione Aperam-Arvedi-Marcegaglia, perché il gruppo che fa riferimento Lakshmi Mittal possiede già molti impianti produttivi in Europa e potrebbe, acquistando Ast, sbilanciare gli equilibri di mercato. L’Ue, insomma, potrebbe preferire l’ingresso di un operatore nuovo, o in alternativa, costringere Aperam a cedere altri asset produttivi.
