di Marco Torricelli
La Sangemini è alle strette. In tutti i sensi. Lo è per la situazione produttivo-occupazionale, ma lo è anche perché, venerdì mattina – nel corso di un vertice che ha fatto registrare anche qualche attimo di tensione – è stato lo stesso prefetto, Vittorio Saladino, che lo aveva convocato, a dirlo con chiarezza ai dirigenti dell’azienda, che pochi minuti prima erano stati salutati da polemici applausi e qualche fischio, al loro arrivo, dai lavoratori che stavano dando vita ad un presidio sotto la sede della Prefettura: «Dovete presentare un nuovo piano, ma credibile». Questo è il racconto, in presa diretta, di chi è riuscito ad intrufolarsi nella stanza.
Il confronto Il presidente della Sangemini, Roberto Rizzo, ha provato a metterla sul sentimentale: «Noi, in questi anni, abbiamo pensato sempre prima all’azienda e poi ai nostri interessi»; ma il segretario della Cgil, Attilio Romanelli, lo ha riportato alla realtà: «Noi non abbiamo notato una politica di investimenti in grado di garantire la presenza sul mercato». E il direttore generale, Giuseppe Guerra non ha contribuito a stemperare il clima affermando che «al nuovo piano stanno lavorando grandi esperti, ma non possiamo dirvi di più», inserendo poi nel discorso le problematiche con le quali Sangemini si è dovuta confrontare dopo la «perdita di Fiuggi, che per noi rappresentava il 42% dei ricavi». Provocando la reazione dell’assessore allo sviluppo economico del Comune di San Gemini, Luciano Bisonni, che è sbottato: «Siete stati voi a voler abbandonare quelle produzioni di acque». Con Guerra che ha abbandonato il tavolo prefettizio, salvo poi rientrare qualche minuto dopo.
Il concordato Poi Stefano Gualdi, il direttore commerciale, ha buttato lì: «Vorremmo chiarire che la nostra è stata una richiesta di concordato ‘con riserva’, il che non significa che poi, automaticamente, si passerà al concordato preventivo, ma magari le cose possono migliorare», ma non ha riscosso grande successo, tanto che Mauro Andrielli, in rappresentanza dell’assessore regionale Riommi, ha seraficamente chiesto che «se questo piano di rilancio c’è, deve essere presentato in fretta». Ed ha annunciato che giovedì prossimo la Regione aspetta tutti, istituzioni, sindacati e azienda, per cominciare a parlare di fatti concreti. Con Romanelli che ha insistito: «Ovvio che le condizioni saranno diverse, perché non sarà più ipotizzabile parlare, senza pezze d’appoggio, di ipotetici piani di rilancio. Vorremo impegni concreti e credibili».
In Comune Nel pomeriggio, poi, secondo round, ma stavolta l’azienda non c’era. Il sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani, ha invitato – insieme ai colleghi di Montecastrilli e Acquasparta, gli assessori regionali interessati e tutti i parlamentari eletti in Umbria per fare il punto della situazione. All’invito hanno risposto Gianluca Rossi (Pd), Luciano Rossi (Pdl) e Adriana Galgano (Lista Monti), oltre all’assessore Silvano Rometti. I parlamentari hanno garantito che daranno vita «ad un’iniziativa comune per portare la vicenda Sangemini all’attenzione del parlamento e dei ministeri competenti», ma «sugli esiti di un’iniziativa del genere, per quanto apprezzabile – dicono i sindacati – è lecito avere dei dubbi, soprattutto perché la Sangemini finirebbe nello stesso calderone nel quale si trovano già centinaia di aziende in condizioni simili.
La Regione Qualche carta da giocare, in più, potrebbe averla la Regione, visto che è lei ad avere in mano le concessioni per lo sfruttamento delle falde acquifere, tanto che lo stesso senatore Gianluca Rossi, alla fine dell’incontro di venerdì, ha detto che «il ruolo che ricoprirà la Regione con l’attivazione di un tavolo di crisi sarà di vitale importanza al fine di ottenere un esito positivo». La via «da percorrere – ha proseguito – sarà un piano credibile in termini di garanzie di un futuro certo per i lavoratori e l’azienda stessa, ossia con adeguate produzioni tese al rilancio dell’attività industriale e la difesa dei marchi, che costituiscono senz’altro un valore aggiunto».
