Un parco eolico

di Francesca Mancosu

La Provincia di Terni si è già espressa, approvando all’unanimità un ordine del giorno del Pdl, che ha detto «no» alla realizzazione di un parco eolico sul monte Peglia. Per ribadire questo proposito, sabato, alcune associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano occuperanno simbolicamente piazza del Duomo. L’iniziativa, però, rischia di rivelarsi una specie di boomerang, perché ha già provocato una spaccatura, nemmeno tanto irrilevante, nel movimento ambientalista: Legambiente, per esempio, si è dissociata

Contro il deserto elettrico «Da luogo di turismo culturale ed ambientale Orvieto diventerà un deserto elettrico visibile da tutta l’Umbria», il grido d’allarme lanciato da Italia Nostra e Amici della Terra si leva alto almeno quanto le 18 pale eoliche, alte 150 metri e previste nel progetto del parco. La manifestazione, organizzata non a caso davanti alle guglie gotiche del duomo di Orvieto (alte 50 metri), ha l’ambizione di essere nazionale e chiamare a raccolta tutte le associazioni del fronte antieolico e antifotovoltaico in aree agricole per chiedere «energie alternative inserite in armonia nel territorio e non impianti che non rispettano l’ambiente, la natura, la cultura, la salute e l’economia dei territori». Nel corso della mattinata saranno presentati un appello per la salvezza di Orvieto e le firme raccolte tra i cittadini umbri.

Legambiente si dissocia Nella vicenda, però, è intervenuta anche Legambiente Umbria. Per dire che, loro, non ci stanno. La presidente, Alessandra Paciotto, fa una premessa: «Siamo dalla parte dei comitati e delle amministrazioni locali che si stanno opponendo alla realizzazione dell’impianto eolico del Monte Peglia. È un progetto che fa acqua da tutte le parti, non rispetta le linee guida regionali sulle rinnovabili e manca completamente della valutazione di incidenza». Ma Legambiente non prenderà parte alla manifestazione di sabato: «Non potremo essere ad Orvieto al fianco delle altre associazioni ambientaliste e dei comitati locali che, generalizzando, considerano l’eolico e le rinnovabili la causa dello scempio del paesaggio italiano, come viene scritto nel volantino che promuove la manifestazione».

Regole chiare Le fa eco Edoardo Zanchini, vice presidente nazionale di Legambiente, che difende a spada tratta l’eolico e le altre energie rinnovabili: «Sono la grande opportunità che abbiamo per uscire dalla dipendenza dalle fonti fossili – dice – ma vanno fatte bene e con regole chiare e precise, anche con il coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali. Quello del Monte Peglia non va fatto perché è un pessimo progetto, ma non vuol dire che vadano bloccati gli impianti eolici in tutta Italia, visto che di esperienze eccellenti e virtuose ce ne sono tante».

Il manifesto A non pensarla così, però, sono personaggi autorevoli e prestigiosi: Stefano Rodotà, Folco Quilici, Mario Signorino, Rosa Filippini, Oreste Rutigliano e Carlo Alberto Pinelli hanno sottoscritto un ‘manifesto’ nel quale, tra l’altro, è scritto che il parco eolico del Peglia prevede «impianti distruttivi e devastanti del territorio, costosi e scarsamente produttivi, che non risolverebbero in alcun modo il fabbisogno energetico ma disperderebbero un patrimonio che non ha prezzo: la storia, l’arte, il paesaggio, le nostre radici. L’eolico ha creato solo speculazione e spreco di denaro pubblico perché in Italia manca ciò che può rendere gli impianti convenienti: il vento».

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