Le acciaierie di Terni

di Marco Torricelli

La notizia, se l’amministratore delegato dell’Ast, Marco Pucci, mercoledì mattina ha detto la verità ai sindacalisti – e non c’è motivo di dubitarne – è che non è ancora stata depositata nessuna proposta vincolante per l’acquisto delle acciaierie ternane. E non è una bella notizia.

Niente offerte Dai quattro, ormai mitici, ‘soggetti interessati’, peraltro confermati – la cordata capeggiata da Aperam, con gli italiani Arvedi e Marcegaglia; i cinesi della Tsingham, oltre ai due fondi di investimento – non sarebbe arrivato nessun segnale e, ovviamente, «non sono noti i relativi piani industriali». L’impressione è che, tutti, prendano tempo e aspettino, magari, che siano altri a fare la prima mossa. Ma l’attesa fa crescere i dubbi sul reale interessamento dei cinesi e, soprattutto, su quelle che saranno, quando arriveranno, le proposte concrete del possibile acquirente.

I sindacati Ai rappresentanti sindacali, quindi, non è restato che ribadire, a Marco Pucci, «la propria posizione» e manifestare «forte preoccupazione rispetto agli scenari che nel prossimo futuro potrebbero determinarsi in assenza dell’esplicitazione di un oggettivo e concreto piano industriale che confermi assetti produttivi, volumi e livelli occupazionali». Oltre che ribadire che metteranno in campo «tutte le azioni politiche ed istituzionali per accelerare la convocazione del tavolo ministeriale per conoscere il prima possibile il profilo dell’acquirente, ribadendo che qualsiasi giudizio che esprimeranno sarà esclusivamente legato all’oggettiva valutazione del piano industriale stesso».

Il tempo Soprattutto perché il tempo, intanto, passa e appare sempre più chiaro che la partita si gioca ad un livello decisamente diverso, rispetto a quello gestibile dai sindacati ternani. Da qui la necessità, urgente, di coinvolgere altri e più importanti soggetti istituzionali nella vicenda: perché la scadenza del 7 maggio – data ultima fissata per la vendita dalla Commissione europea – è sempre più vicina e se rimane aperta l’ipotesi del rinvio, a cui si era già accennato, è evidente che anche per ottenerlo non basterà l’impegno sindacale.

Il sito Anche perché, su questo i sindacati insistono – forse consci che sarà uno dei possibili elementi di maggior frizione in fase di trattativa – non si intende prescindere «dall’integrità dalle diverse articolazioni produttive» del sito ternano, con evidente riferimento alla questione legata al Tubificio, del quale Aperam e soci potrebbero anche decidere di fare a meno.

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