di Daniele Bovi
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Da palazzo Cesaroni esce fumo nero. Dopo lunghe ore di discussione, a tratti anche accesa, si è risolto in un sostanziale nulla di fatto il «conclave» della maggioranza di centrosinistra che guida la regione. All’ordine del giorno non c’era alcuna elezione bensì i contenuti del Dap, il Documento annuale di programmazione economica cannoneggiato dall’ala sinistra della coalizione. Alla fine tutti si sono alzati con le medesime posizioni di partenza e, per la fumata bianca, non si invocherà con maggior intensità l’intervento salvifico dello Spirito Santo bensì ci si affiderà più laicamente ad altri due incontri, con data ancora da fissare: il primo interamente centrato su Umbria Mobilità, dove la presidente illustrerà il da farsi, e il secondo proprio sul Dap con lo scopo di dare vita ad un documento unitario.
BRUTTI: «COSI’ IL DAP NON LO VOTO». MA DOTTORINI FRENA
Invarianza fiscale Sul tavolo della riunione, in un botta e risposta poco liturgico dove ha fatto capolino anche il taglio al fondo per gli affitti, Prc e Idv (Goracci assente, il Psi è sulle posizioni di giunta e Pd) hanno posto svariati temi, in parte già emersi giovedì mattina nel corso della conferenza stampa di Paolo Brutti, il segretario regionale italvalorista che ha promesso di non votare il Dap se questo rimane così com’è. In particolare Rifondazione e Italia dei Valori chiedono un inasprimento dei canoni di concessione per i cavatori e per le aziende che imbottigliano acqua minerale e, soprattutto, una marcia indietro rispetto alla cosiddetta invarianza fiscale, tema al quale la giunta e la presidente Marini tengono molto. In sostanza di fronte alla volontà di non andare a toccare le aliquote dell’addizionale Irpef per gli umbri che guadagnano più di 80 mila euro, Idv e Prc (che lunedì terrà una segreteria e un comitato regionale per capire se votare o no il Dap) chiedono un inasprimento.
Posizioni distanti La richiesta era emersa con molta forza anche l’anno scorso, quando la giunta spiegò però che i benefici, in termini di maggiori incassi per le casse regionali, sarebbero davvero risicati ma dall’ala sinistra ritengono importante dare in questo momento di crisi un segnale. La presidente, e con lei il Pd, è contraria e sull’invarianza fiscale la barra verrà tenuta dritta. Da ultimo, sempre dalla parte sinistra della coalizione si è sollevato poi un altro tema che è quello relativo al mancato confronto. Di fatto, spiegano, un confronto che è iniziato solo giovedì su un testo già scritto. Insomma, al momento le posizioni sono distanti e in aula, così come dall’esito dei prossimi incontri, si vedrà se la frattura si ricomporrà o se su un atto così rilevante la maggioranza di palazzo Cesaroni procederà in ordine sparso. Il Prc potrebbe sfilarsi, Goracci è in forse, Brutti è orientato per il no, Dottorini la vede in modo diverso dal segretario dell’Italia dei valori ma anche l’ex Verde si aspetta miglioramenti. Il Pd è compatto con la presidente così come il Psi.
