Una protesta contro l'inceneritore a Terni

di Marco Torricelli

La tensione, sulle questioni ambientali, è sempre a fior di pelle e i comitati – a Terni è molto attivo quello che si oppone all’inceneritore di Acea – danno battaglia un giorno sì e quell’altro pure.

Terni Sono «preoccupati e indignati – al comitato – perché il nuovo piano regionale di monitoraggio prevede una sola centralina, nella zona di borgo Rivo e perché l’inceneritore riverserà, nell’aria della Conca, 5 mila tonnellate all’anno di polveri». E temono sgradevoli sorprese per quanto riguarda le diossine e le polveri ultrafini, «tipico prodotto dei filtri di ultima generazione e per le quali non sono state predisposte tecnologie utili alla loro rilevazione».

Arrone Giovedì i rappresentanti del comitato contrario al progetto di centrale a biomasse – che dovrebbe sorgere a Casteldilago – e l’assessore provinciale all’ambiente, Fabrizio Bellini. La tensione, nel comprensorio di Arrone, era stata decisamente alta e al termine del faccia a faccia di giovedì, assessore e comitato hanno convenuto di avviare un lavoro comune per approfondire la questione, coinvolgendo l’Arpa e gli altri soggetti a vario titolo interessati.

Avigliano La centrale a biomasse di prossima attivazione nel territorio di Avigliano Umbro sta mettendo a dura prova i rapporti fra cittadini ed amministrazione comunale, che accusa il comitato che si oppone alla centrale di divulgare «notizie infondate e false, volte a ‘procurare allarme’ tra i cittadini». Mentre il comitato replica che «l’amministrazione contesta, in modo infondato e offensivo, al Comitato di procurare allarme e diffondere notizie false, al solo scopo evidente di zittire i cittadini, preoccupati dall’accensione della centrale, la cui esistenza non era stata partecipata alla popolazione dallo stesso comune che l’ha autorizzata».

I comuni La Conferenza permanente dei sindaci dell’Orvietano ha stabilito «le linee guida per favorire la promozione di impianti a biomassa nel territorio, per incoraggiare investimenti privati, creare posti di lavoro, nel rispetto della qualità del territorio e dell’ambiente naturale». Dieci i punti previsti dai sindaci che ritengono «plausibile sviluppare una filiera produttiva nel settore, che parta dalla produzione della biomassa fino alla valorizzazione termico-energetica di questa». I sindaci puntualizzano «che la trasparenza di tutto il processo di scelta dovrebbe anche essere assicurata dal coinvolgimento di strutture di ricerca nella definizione degli elementi più critici come la selezione delle biomasse e della tecnologia».

Le associazioni Sono trentacinque, per ora, i comitati e le associazioni, nati per contestare impianti giudicati pericolosi, che sono confluiti nel ‘Coordinamento regionale sulle energie rinnovabili’ e che precisa di «non essere contro le energie rinnovabili in quanto tali, ma contro la loro localizzazione e diffusione in zone di pregio che non tiene conto delle peculiarità dei territori e del paesaggio ed i pericoli per la biodiversità dell’Umbria». Per scongiurare il pericolo «che il nostro territorio regionale sia stravolto dalle pale eoliche, dalle distese di fotovoltaico a terra e dagli impianti industriali a biomasse e biogas», chiede «che le amministrazioni garantiscano la massima partecipazione democratica ai procedimenti amministrativi di autorizzazione di tali impianti».

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