
di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
Tempo e soldi, due risorse che dentro Umbria Mobilità non ci sono. E così in azienda cade un tabù e si pronuncia una parola finora impronunciabile: «Default». Venerdì mattina, in una riunione tesa e sotto un cielo grigio i sindacati e la nuova dirigenza, in testa il nuovo amministratore delegato Franco Viola, hanno fatto il punto della situazione prima che Cgil, Cisl, Uil, Orsa e Cisa si sedessero a un tavolo con la stampa. Tra inviti a tenere «i nervi saldi» e agitazione, una frase pronunciata dalla dirigenza colta quando le porte erano chiuse rende tutta la drammaticità del quadro: «Serve aprire la bombola dell’ossigeno quanto prima». Il vitale prestito ponte (25 milioni) che le banche avrebbero dovuto garantire a UM è rimasto sulla carta, i crediti romani non arrivano mentre gran parte dei soci, Regione a parte, non hanno messo mano al portafoglio per dare il via libera all’aumento di capitale. Tempo fino a giugno non ce n’è: «Rischiamo di morire prima» dice Claudio Tardioli della Cgil.
Non ci sono soldi Lo stipendio agli oltre 1.500 dipendenti verrà corrisposto il 15 gennaio invece che il 10, con i soldi che sono stati trovati solo da poche ore. Per gli emolumenti di febbraio così c’è incertezza. Si viaggia e si naviga a vista, con i fornitori che bussano alla porta della società per ottenere il dovuto. Secondo il piano di risanamento pubblicato nei giorni scorsi da Umbria24 i debiti verso questi soggetti ammontano a 30 milioni di euro con la proposta, fatta dai due advisor, di «spalmarli» lungo i prossimi due anni. I creditori accetteranno? «Anche loro – spiega un sindacalista – hanno aziende e operai da pagare». Se non dovessero accettare o si dovessero stufare di attendere è ovvio che ciò avrebbe conseguenze durissime sul corretto svolgimento del servizio. Insomma, il rischio è quello che si fermino traghetti e autobus.
IL PIANO DEI CONSULENTI: SERVE UN SOCIO PRIVATO COL 51%
L’appello Da qui l’appello lanciato all’unisono ai soci (Regione, Provincia di Perugia e Terni, Comune di Perugia, Comune di spoleto e Atc): «Sulla partita dell’aumento di capitale – dice Emili della Uil – ci giochiamo tutto, se a gennaio non sappiamo che succede il progetto di azienda unica può saltare». La strategia la illustra Tardioli: «Giugno – dice – non lo possiamo aspettare. Ormai abbiamo capito che se tutti i soci non sottoscrivono l’aumento di capitale le banche non concederanno il prestito. Serve subito liquidità per poter garantire la continuità dell’azienda». Tutte le sigle sindacali così si mettono in attesa e tornano a chiedere ai soci, all’unisono, quell’incontro che aspettano da due mesi: «Siamo stati responsabili e abbiamo garantito il servizio, ma è ovvio che la pazienza non sarà infinita. I soci devono prendere decisioni in tempi brevi sull’aumento di capitale».
FOTOGALLERY: LA MATTINATA DI TENSIONE IN AZIENDA
Il pressing Nel mirino, mentre si apprezza l’operato della Regione che non è il socio di maggioranza, finisce proprio quest’ultimo, ossia la Provincia di Perugia: «Al di là della poca eleganza di alcune dichiarazioni di Guasticchi sui sindacati – spiega Tardioli – l’ente sta rivolendo indietro, a rate, il prestito sbandierato qualche mese fa (3,7 milioni, ndr) come la panacea di tutti i mali. Perché invece di richiederlo non è stato investito come aumento di capitale?». «La Regione – dice Gianluca Giorgi della Cisl – è quella che si è impegnata di più, ma qui si rischia il default e di non pagare ogni mese stipendi e fornitori. Qualcuno pensa di incidere congelando l’omogeneizzazione dei contratti o intervenendo in altro modo sulla produttività, ma noi siamo contrari». In merito poi al nuovo socio (nel piano si indica come soluzione l’ingresso di un privato con almeno il 51% delle quote), secondo Tardioli l’azienda deve rimanere pubblica: «A meno che non ci dimostrino – dice – che non si può fare altrimenti».
L’incontro Sul tavolo dell’incontro con il nuovo management questo ha ribadito la difficile situazione finanziaria (150 milioni di garanzie fideiussiorie prestate), il fatto che non si riescono a recuperare i 60 milioni di crediti da Roma e i 900 mila euro al mese spesi per effettuare i servizi nel Lazio: «Su tutto ciò – dice Tardioli – vogliamo chiarezza». L’azienda poi ha messo sul tavolo anche la proposta di congelamento dell’omogeneizzazione dei contratti, ovvero dell’allineamento contrattuale per i lavoratori di UM che, come noto, arrivano dalle «vecchie» società di trasporto locali. Congelamento che, secondo Tardioli, «minerebbe gli equilibri interni». Cinque milioni poi dovrebbero essere rosicchiati attraverso un recupero di produttività. Da ultimo la società ha proposto un accordo (ancora al vaglio dei sindacati che devono decidere se firmarlo o meno) relativo alla quattordicesima non versata, soldi che l’azienda garantirebbe ai lavoratori a rate tra marzo e giugno.
Altre criticità Altra criticità sollevata dalle sigle di categoria, è quella della permanenza nelle aziende controllate e/o partecipate da Umbria Tpl e Mobilità, in primis Roma Tpl, dei vecchi membri del cda dell’azienda regionale, considerati responsabili dell’attuale dissesto. Non si capisce poi, hanno sottolineato i segretari, a che titolo il direttore generale, Paolo Paduano, attualmente collocato in ferie d’ufficio e considerato tra i responsabili del dissesto, possa continuare ad operare presso Roma Tpl. Cgil e soci infine ribadito a UM la necessità di intervenire in primo luogo su «sprechi e diseconomie» legate ai trattamenti retributivi individuali (quadri e dirigenti), consulenze, collaborazioni con ex dipendenti ora in pensione, trasferte del personale impiegatizio, eccessivo numero di figure dirigenziali. «Qui vanno in primo luogo cercate le risorse – dicono – e non bloccando processi di omogeneizzazione già avviati e concordati».

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