di Fabio Toni
«Finora ci sono state solo parole. Chiediamo che entro novembre venga attivato il tavolo al ministero dello Sviluppo. In questa fase di transizione, vogliamo sapere cosa produrrà il sito di Terni, a quali volumi e per quali mercati». La situazione non fa stare sereni i sindacati dell’acciaieria ternana. E non potrebbe essere altrimenti. L’ok dell’Antitrust europeo ha spalancato le porte alla fusione Outokumpu-Inoxum, a condizione che il colosso finlandese venda il sito di Terni. Oltre alle incognite principali, a partire dai rischi mai tramontati di uno «spezzatino» nella cessione degli impianti, i sindacati guardano con preoccupazione al periodo di «interregno», compreso fra l’acquisizione e la cessione delle acciaierie da parte di Outokumpu.
L’interregno Il primo passaggio, obbligato, sembra destinato a realizzarsi in tempi brevi, forse entro l’inizio di dicembre. Poi ci sarà la transizione: una fase che potrebbe riservare rischi seri. «Chi ci garantisce – hanno detto martedì pomeriggio nel corso di una conferenza stampa le segreterie provinciali di Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl – che nessuno “svuoti” il sito, dirottando ad esempio gli ordini dove gli fa più comodo e facendo perdere a Terni quote di mercato?». Per questo i rappresentanti dei lavoratori – in maniera unitaria – rinnovano la richiesta di un incontro urgente con il governo, i sindacati, le istituzioni e i rappresentanti di Outokumpu.
Decine di lettere Dalle sigle sono partite decine di lettere indirizzate ai rappresentanti delle istituzioni, ai parlamentari e alle associazioni di categoria. Una, sempre con lo scopo di sollecitare un confronto entro la fine del mese, è stata spedita martedì anche alla Regione e alle segreterie nazionali di categoria e confederali. «Il tempo stringe e bisogna fare in fretta. La perdita di produzioni, in particolare di “freddo” (la più remunerativa che oggi sforna circa 30 mila tonnellate mentre quella a caldo 110 mila, ndr) farebbe diventare il sito di Terni antieconomico per qualsiasi potenziale compratore».
Le preoccupazioni Le preoccupazioni vengono alimentate anche dagli investimenti e dall’attivismo che si registra in altri impianti Tk-Ast, da Bochum (fino a qualche mese fa si parlava di chiusura e ora si torna ad investire) a Nirosta (si produrrà a ciclo continuo dal 1° gennaio). «Dalla possibilità di diventare il quarto “competitor” europeo dell’acciaio, al rischio di trasformasi in “scatola vuota” il passo è breve – spiegano i sindacati – per questo serve che questo governo faccia in pieno la sua parte. Vogliamo stringere i tempi e chiudere la questione prima che il governo finisca il suo ciclo».


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