
di Maurizio Troccoli
Sembra una battaglia senza fine quella dell’autonomia differenziata che nonostante la bocciatura della Corte Costituzionale vede riorganizzarsi alcune regioni del Nord nel tentativo di garantirsene quanta più possibile. A partire dalle materie sanitarie. Sono in corso infatti negoziati tra alcune regioni e il Governo che sono interpretati dall’Umbria e da molte altre regioni, come dannose oltre che minacciose verso quell’integrità nazionale che la stessa Corte Costituzionale ha voluto sottolineare. Il capogruppo Pd, Cristian Betti, insieme agli altri capigruppo di maggioranza, nella giornata di giovedì fa approdare nel Consiglio regionale dell’Umbria una mozione contro questi tentativi, auspicando il sostegno delle minoranze.
Consigliere, cosa sta accadendo?
Semplicemente che regioni come Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, provano ad ottenere margini di autonomia maggiori rispetto a quelli consentiti dalla legge, quindi procedono in negoziati diretti con il governo.
L’autonomia rivendicata risponde a una logica di maggiori risorse disponibili per le regioni che puntano ad ottenerla?
Il dibattito si concentra sul residuo fiscale ovvero la possibilità che le regioni trattengano le tasse sul proprio territorio, tema ovviamente critico per le regioni meno ricche.
Cosa nello specifico vuole ribadire e difendere l’Umbria
La Corte Costituzionale è stata chiara in un punto, il più importante, non esistono cittadini italiani di serie A e di serie B. Se una regione gestisce maggiori risorse rivendicando di prelevare direttamente dalle imprese presenti sul proprio territorio finirà per garantire servizi migliori ai propri cittadini rompendo il principio di uguaglianza. Esistono margini di autonomia ma ci sono ambiti che riguardano i diritti fondamentali e che non devono essere a vantaggio di alcuni.
Cosa accade quindi in Umbria nella sostanza?
Lanciamo un chiaro segnale politico. Vincoliamo la giunta a garantire in tutti i contesti politici possibili e con tutti gli strumenti consentiti, il sacrosanto principio di uguaglianza contro ogni tentativo di raggirare la legge e ottenere autonomia differenziata. Con un atto che presentiamo in Consiglio Regionale e che auspichiamo venga sostenuto anche dalle forze di opposizione a garanzia di tutti i cittadini della nostra regione che sarebbero svantaggiati dai risultati di simili negoziati in atto.
Credete realmente possano esserci convergenze con il centrodestra su questo tema?
Diciamo che in passato, quando governavano loro con la presidente Tesei, non abbiamo registrato particolari entusiasmi rispetto alle iniziative avanzate dai loro partiti per l’autonomia differenziata. Ovviamente per ordini di scuderia non potevano dichiaratamente opporsi. Mettiamola così: ci auguriamo di essere sorpresi.
Quale può essere la reale e concreta efficacia di una simile approvazione?
Intanto c’è un chiaro segnale politico. Che assume la massima autorevolezza possibile passando dal massimo organismo di rappresentanza della comunità regionale. Quali saranno i risvolti sul Governo, sugli attuali negoziati, sull’opinione pubblica e sulle altre regioni lo vedremo.
L’iniziativa è formalizzata dai capigruppo di tutti i partiti della maggioranza, significa che c’è piena e larga condivisione nei partiti dai vertici alla base?
Ci sono temi apparentemente distanti dalla gente. Poi, come è accaduto per il referendum, ci si accorge che la gente è molto attenta quando si toccano diritti fondamentali, come quelli costituzionali. Gli umbri non hanno nessun desiderio di essere trattati da cittadini di serie B.
