Carcere di Maiano (Spoleto)

Martedì 31 marzo le osservatrici umbre dell’associazione Antigone hanno visitato la casa di reclusione di Spoleto. La visita è nata a seguito di alcune segnalazioni ricevute nei giorni scorsi, che lamentavano una condizione molto difficile all’interno dell’istituto.

Quello che è emerso dalla visita è «una situazione di forte sovraffollamento, con 529 persone detenute presenti, a fronte di una capienza regolamentare di 456 posti. Il reparto di media sicurezza, con 137 detenuti presenti, si trova in condizioni particolarmente critiche. Una stanza di socialità, priva di doccia, è stata adibita a cella per 7 detenuti, altri letti sono collocati nell’ex stanza del telefono e nella stanza dell’ex stanza congelatore»

Proprio l’assenza della doccia «rende necessario – scrive l’associazione – utilizzare i bagni delle altre celle quando sono liberi, creando problemi anche di natura igienica. Inoltre, le attività in questo reparto risentono della maggiore burocrazia introdotta da una recente circolare, che richiede un ulteriore passaggio autorizzativo per lo svolgimento di attività negli istituti in cui siano presenti anche detenuti di alta sicurezza, anche laddove le attività non li riguardino».

Secondo quanto riferito dagli operatori dell’istituto, ciò comporta «tempi molto lunghi per l’organizzazione degli eventi e quindi ritardi nello svolgimento delle attività. Il reparto di osservazione psichiatrica, al momento della visita, non era operativo, poiché anche in questo caso gli spazi sono stati utilizzati per ospitare persone detenute che non possono dormire in altri spazi dell’istituto».

 Il sovraffollamento «crea inoltre – ancora la nota – molta promiscuità e rende difficile garantire anche la separazione dei circuiti, in particolare dei protetti in media sicurezza».

«La condizione dell’istituto di Spoleto non è isolata nel panorama penitenziario italiano, segnato da un livello altissimo di sovraffollamento – sostiene Simona Materia, presidente di Antigone Umbria e una delle osservatrici che ha svolto la visita. Si tratta però di una condizione che mette a dura prova sia le persone detenute, che devono fare i conti con condizioni di detenzione non sempre dignitose e con un carcere che continua a chiudersi su se stesso, sia il personale, che svolge il proprio lavoro con una fatica ulteriore, aggravata da scelte politiche e amministrative che finiscono per scaricare sulle carceri approcci penali dalle tinte populistiche. A Spoleto tutto questo è ancora più grave, perché colpisce un’esperienza che aveva saputo costruire occasioni reali di crescita, formazione e inclusione, e che oggi rischia di essere distrutta».

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