di Daniele Bovi
È stato il “tradimento” degli elettori del centrodestra, in particolare quelli di FI e Lega, uno dei fattori principali che ha portato il No a vincere in Umbria; una tornata, quella del referendum sulla giustizia di domenica e lunedì, in cui sono tornati massicciamente a votare anche gli astensionisti.
Il metodo Sono questi due degli elementi più importanti che emergono dall’analisi dei flussi elettorali presentata giovedì mattina a Perugia dal professor Bruno Bracalente e dal professor Antonio Forcina. L’analisi stima i flussi dalle europee del 2024 al referendum costituzionale, ed è stata realizzata dal Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia insieme all’Assemblea legislativa umbra. Il metodo sulla quale si basano le stime, che come tali vanno prese, è quello dell’inferenza ecologica elaborato dal professor Forcina. L’analisi è stata condotta aggregando i dati delle 997 sezioni in 19 zone.
I flussi In Umbria ha prevalso il No, sebbene con una forbice più stretta rispetto ad altre regioni del Centro come Toscana ed Emilia, e a determinare il risultato sono stati soprattutto il grado di fedeltà degli elettori alle indicazioni dei partiti e le scelte di voto fatte da chi si era astenuto alle europee. I numeri dicono che il 45 per cento degli elettori della Lega in Umbria è rimasto a casa, e uno su tre per quanto riguarda quelli di FI; più basso, 14 per cento, il livello di astensionismo tra gli elettori di FdI, maggiormente mobilitati. Il voto per il No è rimasto su livelli quasi trascurabili, con punte però dell’8 e del 9 per cento per FI e Lega.
Campo largo e centristi Nel cosiddetto campo largo invece la fedeltà è stata decisamente maggiore: tra le fila di Avs e in generale di tutti i partiti della sinistra il non voto si è fermato al 5 per cento, mentre per quanto riguarda Pd e M5S si parla di valori un po’ più alti (rispettivamente 10 e 13 per cento). Tra questi elettori, le percentuali del No oscillano dall’86 al 94 per cento. Da notare il caso del Pd, dove il Sì secondo le stime si ferma al 3 per cento degli elettori. Da sottolineare il caso dei centristi (Azione, Iv e così via: l’astensione è stata bassa (14 per cento), con un elettorato che si è diviso quasi equamente tra Sì (44 per cento) e No (41 per cento). Insomma, il livello di fedeltà «appare come la causa principale dell’esito referendario».
Gli astenuti L’altro fattore importante è quello che riguarda gli astenuti. Dalle stime emerge che circa 110mila persone che alle europee non avevano votato sono tornate alle urne, dividendosi sostanzialmente in modo quasi eguale tra Sì e No; più forte, in particolare, il ritorno alle urne là dove il Sì ha ottenuto i risultati migliori. «Un dato sorprendente, sebbene non del tutto inedito» ha sottolineato Bracalente ricordando i precedenti del referendum del 2016, quando tornarono al voto in 70mila. Un elemento che va inquadrato nel contesto di un referendum molto politico, che si è trasformato – anche – in un voto sul governo.
La geografia Interessante anche la geografia del voto che mostra una regione, come si evince anche dalla mappa di Umbria24, spaccata quasi in due e con importanti differenze – al di là di alcuni casi – tra grandi e piccoli Comuni. Per il No sono state importanti aree come quelle del Perugino, il Trasimeno, Gubbio e parti dell’Alto Tevere; per il Sì l’apporto maggiore è arrivato da Valnerina, Gualdo Tadino, Todi e non solo. Da notare come nell’Umbria in cui il Sì ha prevalso gli astenuti tra le fila della Lega si attestino su un livello ancora più alto rispetto alla media (61 per cento), mentre nell’Umbria del No l’astensionismo è stato minore. Altro elemento da notare è quello relativo al comportamento degli elettori centristi, che nell’Umbria del No e in particolare nelle città hanno votato sopratutto per il Sì, mentre il contrario è avvenuto nei Comuni medio-piccoli.
Contendibilità Nel complesso risultati che confermano l’immagine di un’Umbria politicamente contendibile, come avviene ormai da tempo. Un dato da leggere in controluce con quello delle altre regioni più o meno rosse, come Emilia e Toscana dove il voto per il No è stato molto più forte rispetto all’Umbria: «La spiegazione – sostiene Bracalente – è che almeno negli ultimi 10 anni la sinistra è molto meno forte».
