«Non ci stiamo a scorporare le concessioni per dedicarne una all’esclusivo uso termale per contravvenire alle iniziative di un privato, al quale nessuno nega comunque la possibilità di sviluppare sul territorio la propria attività». Così in un video l’assessore regionale Thomas De Luca replica alle polemiche sollevate dal sindaco di San Gemini Luciano Clementella, sostenute con forza anche dal presidente della Provincia di Terni, Stefano Bandecchi.
In un videomessaggio il pentastellato De Luca, delibera alla mano, spiega, entro i contorni della normativa di riferimento e alla luce di concessioni scadute, la scelta dell’esecutivo di Palazzo Donini: «Non ci stiamo a mettere a repentaglio il futuro di uno stabilimento storico come quello delle acque minerali che dà lavoro a un centinaio di persone. Rispetto alle concessioni scadute – spiega -, la precedente giunta avrebbe dovuto procedere già molto tempo prima a pubblicare un bando di gara».
Stando alle perplessità del sindaco Clementella, così come le ha espresse in un post Facebook, la Regione starebbe di fatto sottovalutando le potenzialità del progetto di un campo termale che bene si integrerebbe con lo stabilimento esistente e offrirebbe maggiori opportunità occupazionali rispetto a quelle attuali. Lo scontro si fa politico e prende parte al dibattito anche Umbria civica: «La Regione chiarisca quale strategia intende mettere in campo per il futuro del sistema delle acque minerali e per la valorizzazione complessiva del territorio – dichiara il consigliere regionale di opposizione Nilo Arcuti -. San Gemini rappresenta anche una grande opportunità dal punto di vista turistico e termale».
Dal consiglio comunale di San Gemini, il consigliere del M5s Diego Diomedi chiarisce: «Risulta essenziale chiarire che l’acqua Sangemini non è un’acqua destinata a uso termale da contatto. Non è un’acqua ‘per fare il bagno’, ma un’acqua minerale da bere. Il progetto storico, su cui si fonda la fama e l’ex parco della Sangemini, prevedeva cure idropiniche, dunque cure relative all’assunzione di acque minerali per via orale. Per questo motivo ritengo che vada preservata e valorizzata per l’uso per cui è conosciuta nel mondo, evitando di disperdere una risorsa così importante in utilizzi che non appartengono alla sua vocazione naturale. L’obiettivo principale resta la salvaguardia dello stabilimento. Il resto ben venga, ma le priorità sono altre». Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere comunale Fabio Laurucci: «Negli ultimi anni lo stabilimento ha attraversato una fase complessa, segnata da concordati, riorganizzazioni aziendali e periodi di cassa integrazione. Per questo motivo oggi più che mai è necessario che la nuova fase che si apre con il bando per la concessione delle acque minerali sia orientata a garantire stabilità produttiva, investimenti industriali e tutela dei livelli occupazionali. L’acqua di San Gemini è una risorsa pubblica e strategica e la procedura di evidenza pubblica per il rinnovo delle concessioni rappresenta quindi un passaggio decisivo, perché determinerà il futuro della gestione di questa risorsa per i prossimi decenni».
A sostegno della posizione assunta dalla giunta regionale, nelle ultime ore è intervenuto il consigliere del M5s Luca Simonetti: «Sostenere che ci sia una chiusura verso lo sviluppo termale – spiega Simonetti – significa alimentare polemiche sterili. Al contrario per la prima volta nella storia della Regione abbiamo inserito l’uso plurimo delle acque compreso quello termale come criterio di premialità nel bando di gara. Questo significa che chi vorrà investire in questo settore sarà favorito ma dovrà farlo garantendo l’integrità dell’asset industriale. Lo spacchettamento delle concessioni che qualcuno continua a evocare non è una strada percorribile. Una scelta simile avrebbe compromesso la sopravvivenza stessa dell’attività e del marchio Sangemini per inseguire futuribili ipotesi che ad oggi non hanno alcun riscontro di fattibilità, né economica, né tantomeno sotto il profilo della sostenibilità ambientale. Infatti, oltre all’aspetto economico dobbiamo considerare con estrema attenzione quello della sostenibilità ambientale e della conservazione della risorsa. I pozzi di attingimento hanno equilibri molto delicati che vanno monitorati costantemente per garantire nel tempo l’altissima qualità dell’acqua minerale. Non stiamo parlando di un rubinetto che si può aprire e chiudere a proprio piacimento: una gestione sconsiderata o frammentata metterebbe a rischio la rigenerazione naturale e le stesse caratteristiche del bacino idrico».
Dalla cittadina della Giostra dell’Arme, allo stesso modo interviene il Pd: «Le concessioni sono legate all’imbottigliamento dell’acqua minerale e questa è la priorità che deve essere garantita per due principali motivi, per preservare il valore delle nostre acque e per garantire il mantenimento, se non addirittura l’ampliamento, dell’attività produttiva dello storico stabilimento delle acque minerali che prendono il nome dalla nostra cittadina. Occorre anche evidenziare che l’acqua termale è un’acqua minerale da assumere per via orale, utilizzata per le cure idropiniche e non come acqua per la cura della pelle. Se una realtà industriale è interessata ad investire per la realizzazione di un parco termale ben venga, ma le concessioni non possono essere frazionate a discapito dell’attività di imbottigliamento, perché nel nostro territorio non abbiamo bisogno di un indebolimento della storica attività con il conseguente rischio sulla continuità dei livelli occupazionali se non addirittura la chiusura di questa attività. Pertanto al centro dell’interesse collettivo deve restare la tutela dell’attività storica di imbottigliamento».
Dall’intera coalizione di centrosinistra in Regione, il Patto avanti: «È surreale l’ennesima polemica della destra sul tema delle acque minerali di San Gemini e delle concessioni. La Regione Umbria si sta finalmente occupando della vicenda con un obiettivo chiaro: tutelare l’occupazione. La priorità è assicurare stabilità e prospettive a uno stabilimento che dà lavoro a quasi cento famiglie, una realtà industriale storica legata al marchio Sangemini. Per questo la strada della concessione unica è quella più seria e responsabile. Significa tutelare l’integrità dell’asset produttivo, evitare operazioni di spacchettamento che metterebbero a rischio l’attività industriale portando alla chiusura del sito. Al contrario di quanto qualcuno tenta di far credere, nel bando è previsto anche il criterio di premialità per chi investe nell’uso plurimo delle acque, compreso quello termale. Ma una cosa deve essere chiara: ogni sviluppo deve partire dalla salvaguardia dell’attuale realtà produttiva e dei posti di lavoro. Fa sorridere che proprio la destra, che in cinque anni di governo regionale non ha affrontato né risolto la questione delle concessioni, oggi provi a fare polemica. Il Patto Avanti sta invece mettendo ordine a una situazione lasciata ferma con una linea semplice e trasparente, difendere i lavoratori».
