di Vincenzo Diocleziano di Natale

Dopo aver percorso mezzo mondo in moto, Alessandro Bacci riparte. Questa volta non su due ruote, ma a bordo di un camion 4×4 allestito come casa viaggiante. Accanto a lui ci sarà la moglie Elena Guarnieri. Insieme, dal 16 marzo, daranno il via a un viaggio lunghissimo, un vero giro del mondo attraverso oltre 100 Paesi, con una durata stimata tra gli 8 e i 10 anni. Ex vigile del fuoco, perugino, viaggiatore da sempre, Bacci arriva a questa partenza dopo un passaggio di vita complesso. Un grave incidente in servizio lo ha costretto a lasciare il Corpo e ad abbandonare la moto, mezzo con cui aveva costruito gran parte della sua storia di viaggiatore. «Quando mi dissero che non avrei più potuto guidare una moto, per me era come togliere una parte di me stesso», racconta a Umbria24. Ma invece di fermarsi, ha scelto di trasformare quella frattura in un nuovo inizio.

Il progetto Da lì è nato il progetto di un viaggio intorno al mondo e, prima ancora, la costruzione del mezzo che lo avrebbe reso possibile. Il camion si chiama Armando, un Man L2000 4×4 del 2004, ex esercito danese, acquistato e ripensato da zero per affrontare piste, climi estremi e lunghissime percorrenze. Su quel robusto telaio Alessandro ed Elena hanno progettato e realizzato la cellula abitativa, lavorandoci per quasi tre anni. Un lavoro enorme, fatto di progettazione, manualità e adattamento. «Mi sono dovuto reinventare falegname, elettricista, idraulico, carrozziere, meccanico», spiega Bacci. «La difficoltà più grande è stata pensare tutto insieme: in un progetto così complesso, se sposti un mobile di cinque centimetri, cambia il passaggio dei tubi, dei cavi, di tutto il resto». Il risultato è un mezzo pensato per la massima autonomia. Armando dispone di impianto fotovoltaico da 2,4 kW, batterie di accumulo da 11 kW, 620 litri d’acqua con sistema di potabilizzazione, riscaldamento da 10 kW, climatizzazione, isolamento per temperature estreme e una gestione domotica degli impianti, mantenendo comunque la possibilità di utilizzo manuale in caso di guasti. Una casa su ruote nata per resistere dal gelo della Mongolia al caldo africano.

Via della seta La rotta iniziale seguirà l’antica via della seta. Il viaggio partirà verso est: Balcani, Turchia, Russia, Cina, poi discesa verso il Sud-Est asiatico, dove Alessandro ed Elena trascorreranno l’inverno tra Laos e Thailandia. In primavera torneranno a risalire attraversando di nuovo la Cina per entrare in Mongolia, proseguire in Siberia, raggiungere la Corea del Sud e da lì imbarcarsi verso il Giappone. Il progetto prevede poi la spedizione del mezzo in Canada per percorrere tutta la Panamericana fino alla “fine del mondo”, quindi un trasferimento in Africa, limitatamente alle aree che al momento del loro arrivo risulteranno sicure, e infine l’ultima tratta in Australia.

Un viaggio da adattare Un viaggio del genere, però, non si costruisce solo sulle mappe. Bacci lo dice chiaramente: bisogna tenere insieme documenti, visti, stagionalità, monsoni, finestre climatiche e instabilità geopolitica. Il percorso non è rigido e potrà cambiare. L’esperienza, del resto, non manca. In passato Alessandro ha già dovuto rimodulare itinerari all’improvviso, come accaduto in Africa ai tempi della guerra in Libia. «Bisogna saper rinunciare, dice. Come in montagna: magari ti mancano cento metri, ma sono quelli fatali».

Il viaggio come racconto Per Alessandro il viaggio non è mai stato solo spostamento. È anche racconto, testimonianza, condivisione. In passato ha viaggiato con il collega Emanuele Cruciani firmando avventure che sono entrate nella memoria di molti appassionati, come la Perugia-Pechino in motorino del 2005, la consegna della bandiera ufficiale della Marcia della Pace da Perugia a Betlemme nel 2009 e la raccolta fondi con consegna diretta in Mali per l’associazione perugina Baobab nel 2011. Oggi il compagno di viaggio è cambiato, ma non lo spirito. Con Elena, conosciuta nel 2011, il viaggio è diventato una dimensione condivisa e pienamente progettata in due. Lei, nata a Prato, laureata in Economia e Commercio, dopo anni da area manager ha cambiato vita, trasferendosi nella campagna umbra e reinventandosi anche professionalmente nel settore culinario. Nei viaggi è lei a occuparsi della logistica, dei documenti, degli itinerari, delle soste, delle strade da percorrere. Dopo i nove mesi trascorsi in Medio Oriente in camper, ha anche scritto una guida pratica, “Medio Oriente in camper… si può fare”.

Cambiare prospettiva Ed è proprio il Medio Oriente uno dei passaggi che più hanno cambiato il loro sguardo. Elena, ammette Alessandro, all’inizio aveva molti dubbi soprattutto sul ruolo delle donne nel mondo arabo. Poi il viaggio ha ribaltato molte convinzioni. «Ha scoperto un mondo femminile molto diverso da quello che ci raccontano», spiega. Per Bacci uno dei grandi meriti del viaggio è proprio quello di smontare i pregiudizi, mostrando realtà complesse che non possono essere ridotte a stereotipi. «La gente tende a fare di tutto un fascio, ma il mondo arabo è vastissimo, con culture e popoli completamente diversi. Viaggiare ti apre la mente e ti fa capire quanto spesso ciò che arriva fin qui sia filtrato».

Condividere Questo è anche il senso del progetto social e editoriale che accompagna la partenza. Alessandro ed Elena sono seguiti online come “L’importante è partire”, il nome del loro canale YouTube, che conta oltre 30 mila iscritti e racconta già da tempo la costruzione del mezzo, oltre a pubblicare due video a settimana. Il viaggio sarà documentato anche sul blog ufficiale e sui profili Instagram e Facebook, mentre un vero e proprio diario di bordo sarà pubblicato su riviste di settore. Per Bacci, condividere è quasi un dovere: «Quando eravamo in Arabia, la gente ci diceva: quando tornate a casa, raccontate che non siamo tutti terroristi». È da qui che nasce il desiderio di mostrare i Paesi “senza filtri”, per quello che davvero sono.

Filosofia di vita Ma “L’importante è partire” è molto più di uno slogan di viaggio. È una frase che racchiude una filosofia di vita. «Non vale solo per partire verso una meta, spiega Bacci. Vale per un progetto, per un cambiamento, per una nuova direzione personale o lavorativa». È un pensiero nato anche dentro il dolore e la ricostruzione. Dopo l’incidente, Alessandro uscì dall’ospedale con una paralisi sulla parte destra del corpo. Eppure ha scelto di non rimanere fermo, di guardare non solo a ciò che aveva perso, ma anche a ciò che ancora aveva: il tempo, la voglia di scoprire, la capacità di reinventarsi.

Il tempo Nel racconto dell’ex vigile del fuoco torna spesso il tema del tempo. Il lavoro nei soccorsi, spiega, gli ha insegnato quanto la vita possa cambiare da un momento all’altro. E a questa consapevolezza si aggiunge una ferita personale, quella per la madre, scomparsa poco dopo essere andata in pensione. «Diceva: lo farò quando andrò in pensione. Poi una malattia se l’è portata via. Anche questo mi ha insegnato che non c’è sempre tempo per fare tutto». Da qui il messaggio che ripete più volte: non aspettare troppo, non dare per scontato che il tempo sia infinito. Non è un invito a partire tutti per il giro del mondo. È un invito a fare davvero quello che si sente necessario per sé. «Non dico di viaggiare per forza, chiarisce. Dico di farla, quella cosa che senti tua».

La partenza La partenza ufficiale avverrà in modo fortemente simbolico da Perugia, presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, luogo scelto per il legame profondo che Alessandro conserva con il Corpo e con i colleghi, da lui definiti una seconda famiglia. Sabato 7 marzo, dalle 9.30, amici, colleghi e conoscenti saranno presenti per un saluto prima del trasferimento ad Assisi, dove è previsto l’incontro con la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, che consegnerà loro la bandiera ufficiale della Regione. Il sindaco di Assisi Valter Stoppini affiderà invece un messaggio per la pace nel mondo, mentre il portavoce di Articolo 21, liberi di…, Oriano Anastasi, consegnerà a Elena e Alessandro una copia della Carta di Assisi. Proprio da Assisi arriva anche uno dei simboli che accompagneranno il viaggio: una bandiera della pace con la parola “pace” scritta in tutte le lingue del mondo. Alessandro ed Elena la porteranno con sé e la fotograferanno nei luoghi più significativi del pianeta, per diffondere nel mondo il messaggio della città serafica.

L’appello ai giovani Alla fine, dentro questo progetto c’è tutto: il viaggio, la rinascita, il legame con l’Umbria, la volontà di raccontare il mondo senza filtri e una fede ostinata nel primo passo. Alessandro Bacci lo dice con semplicità, quasi come un appello finale rivolto soprattutto ai giovani: «Sognate e provateci. Credete in voi stessi. Io sono una persona normale». È forse proprio qui la forza della sua storia: nell’idea che anche da un punto di rottura possa nascere una strada nuova. Basta scegliere di partire.

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