di M.R.

«Tremava, piangeva, era rosso in volto. Ha detto ‘Mamma, ho fame; non ho mangiato, né dormito’. Mark aveva preparato la colazione e l’aveva portata in camera col vassoio. Li avevo sentiti discutere, poi il silenzio. Quando sono entrata, c’era il corpo della ragazza riverso a terra ne sangue. Ho chiesto se serviva l’ambulanza ma mio figlio ha detto ‘Ilaria non c’è più’. Sono svenuta. Poi l’ho aiutato a pulire. Non l’ho visto mettere il corpo in valigia. Avevo paura si uccidesse, non che lo arrestassero». Questa la testimonianza della madre di Mark Samson, che ha già patteggiato due anni per l’occultamento del cadavere di Sula, la 22enne di Terni uccisa a Roma a casa dell’ex fidanzato.

Da quanto emerso, il giovane l’avrebbe uccisa col coltello della mortadella messa nei panini della mortadella per la colazione. L’arma tuttavia non è mai stata rinvenuta. E la madre dell’imputato ha riferito di non averlo notato.  Nell’aula bunker di Rebibbia, Nosr Manlapaz ha raccontato la sua versione di quel 26 marzo 2025. La donna, madre di Mark Samson, ha già patteggiato una pena a due anni per occultamento di cadavere, aggravato dal nesso con l’omicidio. A riportare i dettagli della sua deposizione è La Repubblica.

All’udienza di giovedì 5 marzo, la donna ha riferito del suo coinvolgimento nelle fasi immediatamente successive al delitto. Mark, che non riusciva a staccarsi dalla fidanzata che chiedeva una pausa, ha ucciso la giovane studentessa e ha chiuso il cadavere in una valigia per poi disfarsene nelle ore successive gettandola in un dirupo, mentre dal cellulare della ragazza inviava messaggi a parenti e amici per far credere che fosse ancora viva. Prossimamente, il 23enne reo confesso del femminicidio sarà ascoltato in Tribunale.

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