Altrocioccolato

di Maurizio Troccoli

I prezzi del cacao sui mercati internazionali sono tornati a scendere bruscamente dopo gli “schizzi” record dell’ultimo biennio: dalle quotazioni ben sopra i 12.000 dollari a tonnellata toccate nel 2024 il valore si è ridotto sino a livelli inferiori ai 3.200 dollari nelle ultime settimane, riflettendo un progressivo rallentamento della domanda industriale e un surplus di offerta dovuto a condizioni climatiche favorevoli nelle aree produttive principali. In Europa e negli Stati Uniti il calo delle lavorazioni della materia prima (“cocoa grindings”), indicatore della domanda di trasformazione in cioccolato, è stato evidente nei dati più recenti e ha contribuito ad allentare la pressione sui prezzi.

Questo “reset” del mercato globale del cacao ha effetti diretti e indiretti sulle grandi industrie del cioccolato e, soprattutto, su chi lavora nella trasformazione, nella distribuzione e nel consumo finale. In Italia, dove si importa praticamente tutto il cacao utilizzato dalle industrie dolciarie, le oscillazioni delle quotazioni si riflettono nelle dinamiche dei prezzi al consumo e nei margini di chi produce e vende cioccolato e derivati.

Per l’Umbria, e soprattutto per Perugia, questi sviluppi internazionali non sono soltanto numeri su un grafico: incarnano una sfida economica e culturale legata a un distretto che da oltre un secolo vive di cioccolato. Perugia è infatti famosa nel mondo per la presenza storica della Perugina, fondata nel 1907 e oggi parte del gruppo Nestlé, e per eventi come EuroChocolate, tra i più grandi festival europei dedicati al cioccolato. Qui è possibile tracciare un hub del cacao internazionale, non soltanto per i mercati, ma per le relazioni, le informazioni, le scelte anche politiche e la cultura che da un lato coglie opportunità e dall’altro tende a dare una mano sul fronte della tutela dei diritti e della conservazione delle identità.

La filiera locale ha una forte componente trasformativa, legata alla trasformazione, alla cioccolateria artigianale e all’indotto turistico ed enogastronomico. L’articolo pubblicato su Umbria24 la scorsa primavera segnalava già come i rincari della materia prima avessero fatto aumentare i prezzi di prodotti a base di cacao come le uova di Pasqua fino al 16-24 per cento nei supermercati umbri.

La recente discesa dei prezzi internazionali del cacao potrebbe quindi non tradursi immediatamente in un alleggerimento dei prezzi al dettaglio in regione, per tre motivi principali: le grandi aziende del cioccolato, compresa Perugina, si trovano spesso con scorte di cacao acquistate a prezzi molto più alti e non possono abbassare i prezzi al consumo prima di smaltirle, inoltre la filiera locale include numerose realtà artigianali e piccole imprese che non beneficiano di economie di scala nei contratti di approvvigionamento e subiscono più direttamente le variazioni di costo, i prezzi dei prodotti finiti nei supermercati – come mostrato nei mesi scorsi in Umbria – restano legati anche ad altri driver di costo legati all’inflazione complessiva e alla logistica.

A Perugia la questione ha ripercussioni non solo economiche, ma anche identitarie. Il ruolo della città come “capitale del cioccolato” italiana si è consolidato negli anni grazie alla Casa del Cioccolato e alla storia di Perugina, oltre che alla filiera di piccoli e medi produttori che animano il mercato locale e le botteghe specializzate. Oggi vanta il più importante museo esperenziale d’Europa e uno dei cioccolatini più famosi al mondo, appunto il ‘Bacio’.

In questo contesto, alcune iniziative locali meritano attenzione. Nel 2024 è stato annunciato a Perugia un progetto di osservatorio internazionale del cacao e del cioccolato con l’obiettivo di promuovere trasparenza, sostenibilità e tracciabilità lungo tutta la filiera, stimolare l’innovazione tecnologica e costruire ponti tra produttori, industria e consumatori.

L’osservatorio nasce in un momento in cui il mercato globale del cacao mostra nervosismo e volatilità, ma anche segnali di stabilizzazione e reset. Per l’Umbria questo punto di svolta internazionale può essere visto non solo come una fonte di incertezze sui prezzi, ma anche come un’opportunità per rafforzare la propria posizione in un settore competitivo: costruire competenze di analisi dei mercati, anticipare tendenze di consumo e valorizzare la produzione e trasformazione locale.

Infine, eventi come EuroChocolate – che ogni anno richiama centinaia di migliaia di visitatori nella città umbra – assumono un valore strategico maggiore in un periodo di turbolenze globali: promuovere cultura del cacao, occasioni di formazione e incontri di business può aiutare le aziende umbre a navigare le oscillazioni delle materie prime, consolidare marchi locali e attrarre investimenti nel segmento gourmet e artigianale.

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