di M.T.
Stop ai progetti di cooperazione internazionale con Palestina e Cuba, poi le precisazioni e infine il chiarimento ufficiale. La vicenda si è sviluppata in più passaggi nel giro di poche ore e va ricostruita tenendo insieme tutte le dichiarazioni successive.
In un primo momento, sulla base di quanto riferito dall’assessore regionale umbro all’istruzione e alla cooperazione internazionale Fabio Barcaioli, nel corso del Tavolo Regioni sarebbe arrivata dal direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale l’indicazione di “congelare” tutti i progetti in essere o programmati con Palestina e Cuba, rendendoli di fatto non finanziabili. Una comunicazione che, se confermata formalmente, avrebbe segnato un cambio di linea netto per l’Italia su due dossier particolarmente sensibili: da un lato la Palestina, nel pieno di una crisi umanitaria di dimensioni drammatiche, dall’altro Cuba, al centro di rinnovate tensioni internazionali.
In quella fase Barcaioli aveva chiesto che fosse il ministro degli Esteri Antonio Tajani a spiegare pubblicamente le ragioni della scelta, sottolineando come la cooperazione internazionale non potesse essere gestita attraverso comunicazioni tecniche ai territori senza una chiara assunzione di responsabilità politica. Nel suo intervento aveva richiamato anche il contesto internazionale, parlando di una linea italiana eccessivamente allineata alle scelte dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump e ricordando, sul fronte cubano, il caso dei circa 400 medici dell’isola impegnati negli ospedali calabresi.
A questa ricostruzione hanno reagito i consiglieri regionali di Forza Italia Laura Pernazza e Andrea Romizi, che hanno contestato con fermezza l’interpretazione dell’assessore. Secondo le opposizioni, la Farnesina avrebbe già chiarito che i programmi di cooperazione non vengono interrotti e che, per quanto riguarda la Palestina, è anzi prevista un’intensificazione degli interventi. Al Tavolo tecnico Maeci-Regioni, sostengono, si sarebbe parlato esclusivamente di aspetti procedurali e di competenze, non di un blocco dei finanziamenti. Da qui l’accusa a Barcaioli di aver offerto una lettura errata e tendenziosa di quanto emerso nella riunione, su un tema che richiede invece massima responsabilità istituzionale.
Dopo questo scambio politico è arrivata la precisazione ufficiale del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, che ha chiarito come i programmi di cooperazione allo sviluppo destinati alle popolazioni di Palestina e Cuba non verranno interrotti. Un chiarimento accolto positivamente dallo stesso assessore regionale, che ha preso atto delle comunicazioni ministeriali sottolineando come fossero proprio quelle precisazioni a cui puntava il suo intervento iniziale.
«Dopo la nostra nota sono arrivati i chiarimenti del ministero che auspicavamo e che contribuiscono a sciogliere un’incertezza che aveva generato non poca preoccupazione», ha dichiarato Barcaioli, aggiungendo che la continuità dell’impegno italiano, in una fase internazionale segnata da crisi e tensioni, rappresenta un elemento significativo. L’assessore ha inoltre evidenziato l’importanza di una comunicazione trasparente e puntuale tra governo e regioni su dossier così delicati, per evitare equivoci e garantire stabilità ai progetti in corso, auspicando che le iniziative già attive proseguano senza rallentamenti e che possano essere approvati nuovi programmi.
Resta quindi il quadro aggiornato: nessun congelamento dei progetti di cooperazione con Palestina e Cuba, almeno sulla base delle precisazioni ufficiali del Maeci. Ma resta anche il segnale politico di una tensione tra livelli istituzionali sulla gestione e sulla comunicazione delle scelte in materia di cooperazione internazionale, in un contesto in cui il governo guidato da Giorgia Meloni rivendica una linea di coerenza atlantica, mentre da più parti si chiede maggiore chiarezza e un confronto aperto sulle ricadute concrete di queste scelte sui territori e sulle comunità più vulnerabili coinvolte nei progetti di cooperazione.
