“Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea”. Questo il nome della collettiva curata da Gianni Giuseppe Garrera e inserita nei quattro nuovi progetti espositivi di Palazzo Collicola, il principale museo comunale di Spoleto, inaugurati il 21 febbraio e aperti al pubblico fino al prossimo 2 giugno, che così propone «un percorso che intreccia memoria storica e sensibilità contemporanea, rafforzando il dialogo tra arte e territorio».
Omaggio di Palazzo Collicola all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, “Vita minore” propone una rilettura in chiave contemporanea della figura del Santo, profondamente legato al territorio umbro e spoletino, ripercorrendone l’esempio radicale attraverso frammenti luminosi rintracciabili in opere d’arte contemporanea. Allestito al piano terra del museo, il percorso espositivo propone artisti storicizzati come Alberto Burri, Jimmie Durham, Leoncillo e Yoko Ono, insieme ad altri di generazioni successive come Luca Bertolo, Antonio Del Donno e Matteo Fato, per citarne solo alcuni, offrendo al visitatore interpretazioni inedite e suggestive del pensiero francescano.
Curato da Garrera, che ha concepito la collettiva come uno scambio di segni tra memoria storica e sensibilità contemporanea, “Vita minore” parte proprio dal concetto di “minorità”, intesa come sfida alla società e rifiuto di tutti i suoi principi per “farsi minori” e mettersi al servizio del prossimo, per tentare di evocare e reinterpretare i valori fondamentali di San Francesco non attraverso immagini della tradizione, ma mediante l’“esempio” di pratiche artistiche contemporanee articolate in sezioni dedicate ai diversi temi: la presenza esclusiva del Vangelo; la condanna radicale di ogni aspetto della ricchezza; il linguaggio come strumento di controllo e potere da demolire; la sottomissione alla natura e al creato fino alla gloria della fraternità con la morte. Il percorso si sofferma, inoltre, con particolare dedizione, sulla santità attiva, fondata dai miracoli, e sul privilegio femminile, con riferimenti a Santa Chiara e alla clausura come scelta di introspezione e resistenza.
Ma sono complessivamente quattro i progetti espositivi inaugurati a Spoleto sabato. Al Piano Nobile, infatti, c’è la personale di Franco Troiani “Agraria” che è curata direttamente dal direttore di Palazzo Collicola, Saverio Verini, che così ha voluto celebrare gli 80 anni di Troiani e i 40 della sua creatura “Studio A’87”, che ha svolto un ruolo fondamentale per la scena artistica di Spoleto e dell’Umbria. La mostra mette in dialogo la materialità essenziale dei lavori, realizzati prevalentemente in legno ed elementi trovati, con la fastosità degli arredi storici, attivando una relazione dialettica tra le opere e gli ambienti del Piano Nobile. Il titolo, “Agraria”, rimanda a una visione che attraversa in profondità la pratica di Troiani, evocando un’operosità legata alla terra, ai suoi cicli e a un’idea di “fare arte” fondata su semplicità, metodo e continuità, mentre la selezione di opere è una sorta di best of che spazia dalla fine degli anni Settanta fino a oggi, includendo anche un lavoro inedito realizzato appositamente per l’occasione.
Al secondo piano di Palazzo Collicola spazio a un’altra personale “Sculpture speaks louder than words” di Barry Flanagan e curata da Jo Melvin, che a Spoleto propone una selezione di opere che raccontano la ricerca dell’artista britannico, dai primi esperimenti con materiali eterogenei, come sabbia, corde, tessuti e gesso, fino alle sculture figurative in bronzo. Vicino al minimalismo e all’arte povera italiana, le opere di Flanagan uniscono rigore tecnico, sperimentazione dei materiali e sensibilità poetica, incorporando elementi naturali, riferimenti al mito e forme simboliche.
Infine, nella stanza adiacente alla biblioteca spazio alla mostra “Lirico Sperimentale. Manifesti d’autore”, a cura di Raffaella Clerici e Saverio Verini, anche in questo caso un omaggio agli 80 anni di attività dell’omonima istituzione culturale della città, ma da sempre centrale nella formazione di giovani interpreti della scena lirica internazionale. Il percorso espositivo presenta una selezione di bozzetti e disegni preparatori originali, affiancati alla loro trasposizione nei manifesti, ripercorrendo la storia visiva dello Sperimentale e l’evoluzione del linguaggio grafico dagli anni Settanta a oggi. In mostra opere di Emanuele Luzzati, Arnaldo Pomodoro, Toti Scialoja, Pietro Consagra, Ester Grossi e Gilberto Cappelli, tutte parte del patrimonio dell’istituzione, che hanno contribuito a definire l’identità visiva di alcune tra le stagioni più significative del Teatro.






