Un pagamento attraverso una carta (foto ©Fabrizio Troccoli)

Dal 2026 la rivoluzione dei pagamenti elettronici non riguarderà soltanto i controlli fiscali e gli obblighi per gli esercenti, ma entrerà in modo diretto anche nella vita quotidiana dei cittadini. Con il decreto di attuazione del Pnrr approvato dal Consiglio dei ministri il 29 gennaio, viene infatti meno l’obbligo di conservare le ricevute cartacee dei pagamenti effettuati con Pos ai fini fiscali, comprese le spese detraibili nella dichiarazione dei redditi.

È un passaggio che si inserisce in continuità con le regole già in vigore dal 1° gennaio 2026 sul collegamento strutturato tra Pos e registratori di cassa telematici. Se da un lato l’amministrazione finanziaria potrà contare su sistemi sempre più integrati per confrontare incassi e corrispettivi dichiarati, dall’altro per i contribuenti viene alleggerito uno degli adempimenti più diffusi e spesso più scomodi: la conservazione degli scontrini cartacei per anni.

La nuova normativa stabilisce che, per i pagamenti elettronici, non sarà più necessario archiviare la ricevuta stampata dal terminale Pos. Al suo posto sarà sufficiente un documento digitale che consenta la piena tracciabilità dell’operazione. Potranno essere utilizzati, ad esempio, i file inviati dalla banca o dall’intermediario finanziario, oppure gli estratti conto digitali, purché riportino i dati essenziali della singola transazione e permettano di ricostruirla in caso di controllo.

Resta fermo l’obbligo di conservare la documentazione nel tempo, ma cambia la forma: non più carta termica destinata spesso a deteriorarsi, bensì documenti digitali archiviabili e consultabili anche a distanza di anni. Un passaggio che dovrebbe semplificare in modo significativo la gestione delle spese familiari, soprattutto in vista della compilazione del modello 730.

La novità riguarda anche i pagamenti verso la pubblica amministrazione. Per i versamenti effettuati con strumenti elettronici, inclusi quelli tramite PagoPa e quindi anche attraverso le piattaforme regionali già operative in Umbria, non sarà più richiesto al cittadino di esibire una ricevuta cartacea. Sarà l’ente pubblico a dover verificare internamente l’avvenuto pagamento nei propri sistemi informativi, senza trasferire l’onere della prova sull’utente.

Il quadro che si va delineando è quello di una progressiva uscita dal cartaceo, già anticipata sul fronte dei controlli fiscali e ora estesa alla documentazione per i contribuenti. In Umbria questo processo si innesta su un contesto in cui i pagamenti digitali stanno crescendo, pur con differenze marcate tra territori, tipologie di esercizi e fasce di popolazione. Il contante resta diffuso soprattutto per i piccoli importi e nei contesti meno urbanizzati, ma le carte e gli strumenti elettronici guadagnano spazio nei servizi, nella sanità, nell’e-commerce e nei rapporti con la pubblica amministrazione.

Non si tratta ancora di un addio definitivo allo scontrino cartaceo. La normativa prevede infatti che il cliente possa continuare a richiederlo, e il percorso verso l’obbligo generalizzato di scontrini digitali è scandito da una tabella di marcia pluriennale che guarda al 2027-2029. Tuttavia, la direzione è tracciata: meno carta, più dati digitali e una responsabilità crescente affidata ai sistemi informatici piuttosto che ai cassetti dei contribuenti.

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