«Un agente di Polizia Penitenziaria è stato vittima di un vile accoltellamento alla mano durante una rissa tra detenuti stranieri mentre svolgeva il proprio dovere, riportando una ferita che ha richiesto 5 punti di sutura». Ancora violenza nel carcere di Terni. A denunciare quanto accaduto l’Osapp in una nota.

L’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria «denuncia con forza questa ennesima aggressione. Non possiamo più tollerare che chi serve lo Stato debba rischiare la vita ogni giorno tra le mura di un istituto», si legge nella nota del segretario regionale Esposito Roberto. «Esprimiamo la nostra totale vicinanza al collega ferito. L’Onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove ha contattato personalmente il poliziotto aggredito per sincerarsi delle condizioni di salute e per manifestare la sua vicinanza al personale della Polizia Penitenziaria. La gestione di detenuti avvezzi a delinquere è diventata una missione estrema. La Polizia Penitenziaria è l’ultimo baluardo di legalità e merita rispetto, tutele e sicurezza».

«Da giorni il personale è costretto a fronteggiare gravissime problematiche di convivenza tra detenuti di etnie diverse – fa eco il Sappe -. La tensione è esplosa: una violenta rissa tra marocchini e tunisini ha mandato in subbuglio un’intera sezione della media sicurezza, che conta circa 60-65 detenuti. I disordini sono proseguiti per dodici ore continuative, impegnando senza sosta il personale già pesantemente sotto organico. Nel pomeriggio, un detenuto marocchino ha dato il via a una sequenza di atti autolesivi: prima atti di autolesionismo, poi la simulazione di un’impiccagione e infine l’incendio ripetuto della camera detentiva. Solo la prontezza e il coraggio degli agenti presenti hanno scongiurato il peggio. Il bilancio di questa ennesima giornata di ordinaria follia è pesantissimo: un agente è stato accoltellato ad una mano. Il collega ha ricevuto le prime cure all’infermeria dell’istituto, ma la ferita ha richiesto 5 punti di sutura e il successivo invio al Pronto Soccorso cittadino. A Terni si è toccato il fondo – scrive il segretario Fabrizio Bonino –. Un agente ferito, punti di sutura, e nessuna risposta dai Superiori Uffici. Cosa deve accadere ancora?»

Ma non è tutto. Secondo quanto riportato dal Sappe, si sono registrate problematiche anche del penitenziario di Orvieto. Nella notte tra il 16 e il 17 febbraio, 25 unità del Reparto, coadiuvate da due unità cinofile e sotto la guida del Comandante, hanno eseguito una perquisizione straordinaria «che ha riportato alla luce l’illegalità che serpeggia all’interno dell’istituto. L’operazione ha permesso di sequestrare un ingente quantitativo di hashish e cocaina, oltre a numerosi smartphone e mini smartphone abilmente occultati nelle camere detentive. Un risultato che assume un valore ancora più significativo se si considera il contesto di carenze organiche impressionanti in cui gli agenti sono costretti ad operare».

Il Segretario nazionale per l’Umbria del Sappe, Bonino, sottolinea la duplice gravità di quanto emerso: «Da un lato lo stupefacente, che alimenta traffici interni, genera violenza e indebita sopraffazione tra la popolazione detenuta, con conseguenze che potrebbero rivelarsi terribili e incontrollabili. Dall’altro i telefoni cellulari, che rappresentano un pericolosissimo canale di comunicazione con l’esterno, consentendo ai detenuti di mantenere contatti illegittimi e, potenzialmente, di continuare a delinquere dalle celle. Tali fenomeni sono ancora più gravi se perpetrati in un istituto come quello di Orvieto, da sempre votato a un trattamento intensivo finalizzato al recupero sociale. Questo carcere offre moltissime attività intramurarie e progetti di reinserimento che dovrebbero essere colti e apprezzati dalla popolazione detenuta come un’opportunità. Invece, alla luce di questi ennesimi episodi, emerge chiaramente come una parte di essa non meriti appieno la fiducia che l’Amministrazione e il Corpo di polizia penitenziaria ripongono quotidianamente nel loro percorso rieducativo»

Il sindacato lancia ancora un appello alla Direzione dell’istituto e al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione penitenziaria: «Sollecitiamo l’adozione immediata e senza indugio di provvedimenti disciplinari esemplari nei confronti di tutti i detenuti coinvolti, anche indirettamente, nei sequestri. Chiediamo l’allontanamento immediato dal carcere di Orvieto di questi soggetti. Un istituto a trattamento intensivo come il nostro deve essere riservato a quei detenuti che mostrano una reale e concreta volontà di reinserimento. Spacciatori, pusher e delinquenti abituali, che dimostrano di non avere alcuna speranza di recupero, devono essere trasferiti in altre sedi, dove non usufruiscono degli stessi percorsi trattamentali e dove non rischiano di inquinare il clima con la loro condotta criminale».

«Non possiamo più accettare che il personale venga mandato allo sbaraglio. Chiediamo alle autorità competenti provvedimenti disciplinari esemplari e trasferimenti immediati per tutti i detenuti coinvolti nei fatti di Orvieto e Terni. A Orvieto, l’allontanamento immediato dei detenuti coinvolti nei sequestri, per preservare l’identità di istituto votato al trattamento intensivo e al recupero di chi realmente merita una seconda possibilità. A Terni, un controllo serio sui flussi detentivi: non si può continuare a trasferire detenuti problematici senza tenere conto della capienza reale e della vivibilità dell’istituto. Un potenziamento immediato degli organici, ormai ridotti all’osso, e maggiori tutele per il personale che ogni giorno rischia la propria incolumità. Sostegno concreto ai colleghi feriti e a tutti coloro che operano in condizioni di stress e pericolo costanti. Basta parole: servono fatti immediati».

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