Negli ultimi giorni l’allarme sui rischi per la salute legati all’uso delle sigarette elettroniche è tornato a rimbalzare sui social media e sulle pagine di informazione sanitaria. Tra i tanti contributi, è diventata virale sui social una radiografia polmonare accompagnata dal post del professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova, che usa l’espressione “polmoni a popcorn” per descrivere le immagini di chi ha sviluppato gravi danni respiratori associati allo svapo.
In radiografia, dove normalmente si osserva un nero profondo indicativo di spazi aerei liberi nei polmoni, possono apparire aree bianche o opacità che ricordano una manciata di popcorn. Questi segni sono spesso associati a cicatrici e fibrosi delle piccole vie aeree, un quadro clinico noto come bronchiolite obliterante.
E’ una patologia rara e grave che causa infiammazione cronica e cicatrizzazione dei bronchioli, le più piccole vie aeree dei polmoni. In passato era nota soprattutto come “malattia del popcorn” perché identificata nei lavoratori di impianti di produzione di popcorn per microonde esposti a composti come il diacetile.
L’uso di sigarette elettroniche può esporre i polmoni a una miscela complessa di sostanze chimiche, aromi e particolato fine che, quando inalati, possono irritare e danneggiare l’epitelio respiratorio. Anche se non tutti i liquidi contengono gli stessi composti, alcuni aromi come diacetile, acetil propionile o acetoino sono stati rilevati in alcuni prodotti, con potenziali effetti negativi sulla salute delle vie respiratorie.
Secondo gli esperti, l’inalazione profonda facilitata dalle e-cig permette a queste sostanze di raggiungere i tessuti più remoti del polmone, dove i meccanismi di filtro naturale sono meno efficaci.
La comunità scientifica sta studiando a fondo gli effetti delle sigarette elettroniche. Alcuni lavori suggeriscono la possibilità di lesioni polmonari legate all’uso di certi aromi quando inalati, anche se non esistono finora studi clinici definitivi che provino con certezza che tutte le sigarette elettroniche causino la bronchiolite obliterante. Ad esempio, fonti come Cancer Research UK sottolineano che, sebbene la bronchiolite obliterante sia associata a inalazione di alcune sostanze come il diacetile, non sono stati documentati casi conclamati di “popcorn lung” direttamente causati dalle e-cig nella popolazione generale.
Altri studi evidenziano la presenza di diversi meccanismi di lesione polmonare associati allo svapo, tra cui polmonite eosinofilica, danno alveolare acuto, e altre forme di infiammazione delle vie aeree.
In ogni caso, da un punto di vista di salute pubblica, la nicotina stessa è una sostanza psicoattiva con potenziali effetti negativi su cuore e sistema vascolare, e l’utilizzo di e-cig non è considerato privo di rischio anche se rispetto alle sigarette tradizionali espone a un profilo di sostanze diverso.
Un altro aspetto di preoccupazione riguarda l’uso tra gli adolescenti. In Italia e a livello nazionale, le indagini sulla salute pubblica mostrano come l’utilizzo di sigarette elettroniche sia più frequente tra i giovani rispetto agli adulti, pur non essendo la forma dominante di consumo tra tutti i gruppi d’età. Secondo i dati del ministero della Salute, nel biennio 2022-2023 circa il 4% della popolazione adulta italiana utilizza e-cig, con percentuali più elevate tra i giovani 18-24enni.
Il problema è spesso legato alla dipendenza da nicotina e all’effetto “ponte”, ovvero il passaggio dallo svapo alle sigarette tradizionali o a un consumo combinato di entrambe, che può aumentare l’esposizione a sostanze nocive.
Anche nella regione Umbria il fenomeno dell’uso di prodotti a base di nicotina, incluse le sigarette elettroniche, è presente nella popolazione e nei giovani. Secondo i dati regionali di sorveglianza, in Umbria tra gli adolescenti il consumo di sigarette elettroniche aumenta con l’età: circa il 3,1% dei 15enni e il 4,2% dei 17enni riferisce un uso quotidiano di e-cig negli ultimi 30 giorni. A livello generale, Umbria mostra una prevalenza di fumatori di sigarette tradizionali superiore alla media nazionale (circa il 28-30% tra gli adulti 18-69 anni rispetto al 24% nazionale), con un uso di prodotti elettronici combinato o esclusivo in una quota modesta ma significativa della popolazione. Secondo dati più specifici raccolti in Umbria, oltre il 40% degli studenti ha usato sigarette elettroniche almeno una volta nella vita, con circa 32,6% che lo ha fatto nell’ultimo anno e circa 21,1% nell’ultimo mese: percentuali leggermente superiori a quelle osservate a livello nazionale nei rapporti di sorveglianza giovanile.
Medici come Bassetti e altri pneumologi sottolineano che sebbene gli effetti cancerogeni delle e-cig possano essere inferiori rispetto alle sigarette tradizionali, questo non significa che siano innocue. Le sostanze chimiche inalate, l’irritazione delle vie aeree e l’aumento della dipendenza da nicotina sono tutti aspetti di rischio, specialmente per chi inizia da giovane.
L’invito di molti specialisti è chiaro: è fondamentale monitorare l’evoluzione scientifica, adottare normative più severe sulla vendita ai minori e sugli aromi, e prioritariamente promuovere stili di vita senza esposizione a fumo o vapori per proteggere la salute polmonare, soprattutto delle nuove generazioni.
