La più grande alleata nella lotta contro il cancro non è sempre una nuova terapia farmacologica, ma spesso la nostra quotidianità. Secondo un’analisi congiunta dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), pubblicata su Nature Medicine in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, quattro casi su dieci di tumore a livello globale – circa 7,1 milioni su 18,7 milioni di nuove diagnosi nel 2022 – sono attribuibili a fattori di rischio che possono essere modificati con scelte di vita consapevoli. Questo significa che una parte significativa della malattia potrebbe essere evitata prima ancora che si manifesti, se si intervenisse sui determinanti noti del rischio oncologico.
Lo studio prende in esame trenta fattori di rischio modificabili, dall’abitudine al fumo e al consumo di alcol al sovrappeso, alla scarsa attività fisica, all’inquinamento dell’aria e all’esposizione ai raggi ultravioletti, includendo per la prima volta anche nove infezioni direttamente responsabili di alcuni tumori. Tra questi fattori, il tabacco rimane il principale promotore di cancro nel mondo, collegato al 15 per cento dei casi prevenibili, seguito dalle infezioni (10 per cento) e dal consumo di alcol (3 per cento). Tra i tumori più strettamente associati a cause evitabili figurano quelli del polmone, dello stomaco e della cervice uterina.
La dimensione globale nasconde però differenze significative tra uomini e donne. Nel complesso, infatti, il 45 per cento dei nuovi tumori tra gli uomini deriva da cause che si potrebbero evitare, mentre tra le donne questa quota scende al 30 per cento. Nelle donne, tra le cause prevenibili più rilevanti figurano le infezioni, in particolare quelle da papillomavirus umano (Hpv), mentre negli uomini il fumo rimane di gran lunga il rischio più importante.
Perché questi numeri contano anche a livello locale? In Umbria, come nel resto d’Italia, la prevenzione è stata progressivamente rafforzata. I programmi regionali di screening oncologici organizzati – mammella, cervice uterina e colon-retto – rappresentano uno degli strumenti più efficaci per intercettare precocemente malattie che, se scoperte in fase iniziale, sono spesso molto più trattabili. Secondo dati aggregati dei programmi regionali, la partecipazione agli screening in Umbria risulta superiore alla media nazionale, con oltre il 70 per cento di adesione allo screening mammografico e oltre il 50 per cento per quello cervicale, superiori alle medie italiane.
Sul fronte delle infezioni oncogene, la Regione Umbria ha approvato misure per rafforzare la prevenzione dei tumori correlati all’Hpv, attraverso piani che integrano vaccinazione, screening e campagne di comunicazione. L’obiettivo, in linea con la strategia Oms di eliminare il tumore della cervice uterina entro il 2030, prevede anche l’estensione della vaccinazione gratuita anti-Hpv agli uomini fino ai 30 anni e un incremento delle adesioni agli screening. I tassi di copertura tra le adolescenti umbre sono in crescita, con oltre l’80 per cento delle 15enni vaccinate, un dato che supera molti altri territori italiani.
Un’altra componente fondamentale nella prevenzione è l’adozione delle raccomandazioni del Codice europeo contro il cancro, promosse anche in Umbria, che includono indicazioni concrete su come ridurre il rischio di sviluppare la malattia attraverso comportamenti quotidiani: non fumare, mantenere un peso sano, limitare il consumo di alcol, praticare regolarmente attività fisica, proteggersi dall’esposizione solare e aderire ai programmi vaccinali e di screening.
Il profilo epidemiologico dell’area umbra conferma come i tumori rappresentino una delle principali sfide per la salute pubblica: secondo le stime più recenti del Registro tumori, nella regione si registrano in media oltre 6.000 nuove diagnosi ogni anno, con i tumori più frequenti rappresentati da mammella, colon-retto, prostata e polmone. Questi dati sottolineano l’importanza di combinare prevenzione primaria (modifica degli stili di vita) e secondaria (screening e diagnosi precoce) per affrontare in modo efficace l’onere oncologico sul territorio.
La ricerca internazionale rende evidente che la prevenzione non è un concetto astratto, ma una strategia concreta che può tradursi in milioni di vite risparmiate e in una riduzione sostanziale dell’impatto sociale ed economico della malattia. Allo stesso tempo, l’esperienza umbra mostra che è possibile tradurre linee guida e raccomandazioni in politiche regionali efficaci, con risultati tangibili nella copertura vaccinale e nella partecipazione ai programmi di screening.
La sfida resta grande, ma la combinazione di scelte di vita più sane, programmi di prevenzione ben strutturati e un’adesione diffusa ai percorsi di diagnosi precoce può davvero trasformare l’orizzonte della lotta ai tumori anche nelle comunità più piccole.
