«Attivare una cabina di regia territoriale con i sindacati per affrontare tutte le crisi che investono il settore chimico e manifatturiero, così da favorire la messa a terra degli strumenti legislativi nazionali e territoriali come Area di crisi complessa, Fsc e Zes, e tutti gli strumenti disponibili a supporto dell’industria e del manifatturiero sul territorio». Questa la proposta rivolta alle istituzioni che arriva dalla Filctem Cgil di Terni (Federazione lavoratori chimica, tessile, energia, manifatture) a margine dell’assemblea generale dell’organizzazione sindacale, che si è tenuta giovedì.
Settore chimico In un contesto di perdurante crisi, che colpisce il settore industriale e manifatturiero ternano, due soprattutto le vertenze su cui la Filctem si è focalizzata: la Sangraf di Narni e la Moplefan di Terni. Nel primo caso, l’azienda è ferma dall’aprile scorso ed è perciò aperto un tavolo in Regione per elaborare un piano di ripartenza degli impianti. L’azienda si è impegnata a sottoscrivere un protocollo di intesa, la cui bozza è attesa a ore da parte di istituzioni e sindacati, che prevede: mantenimento della produzione nello stabilimento di Narni; piano di manutenzione; ordinativi di materie prime; data di ripartenza degli impianti (ad aprile); pagamenti delle spettanze e degli istituti nei tempi, con rientro entro febbraio del versamento degli arretrati del fondo. In merito alla vicenda, l’assemblea generale della Filctem ternana ha chiesto l’impegno straordinario delle istituzioni e, se fosse necessario, anche del Ministero delle imprese e del Made in Italy (Mimit) per ‘fare sì che l’azienda si impegni per la ripartenza dello stabilimento a tutela dei lavoratori e dell’unica realtà italiana di produzione degli elettrodi per forni fusori di acciaio ad arco elettrico’.
Polo Terni Seria preoccupazione desta anche la situazione della Moplefan, sia i lavoratori che per la strategicità dell’azienda. Questa è, infatti,ormai ferma da quasi un anno per mancanza della liquidità necessaria. «Il capitale debitorio sta aumentando – fa sapere il sindacato guidato dal segretario Stefano Ribelli –, e questo mese è stata attivata la procedura di composizione negoziale del debito con i creditori. Il tavolo di crisi al Mimit, istituito per favorire il dialogo tra sistema bancario e azienda, non ha prodotto i risultati dichiarati e auspicati e, dopo sei mesi di confronti e incontri tecnici, gli istituti di credito non hanno ritenuto di concedere una linea di finanziamento. La nuova strada indicata è quella del subentro di un socio nel capitale sociale (che è stato trovato dall’attuale proprietà) e dell’intervento di Invitalia a garanzia. Iniziativa, quest’ultima, in valutazione da parte del Ministero per vagliarne la percorribilità, ma c’è l’incognita del tempo necessario a svolgere queste verifiche».
Lavoratori «Nel frattempo – rende noto ancora la Filctem –, dato l’acuirsi delle difficoltà di liquidità, i lavoratori sono stati posti tutti in cassa integrazione straordinaria (Cigs) e non hanno percepito le spettanze di dicembre e la tredicesima mensilità, oltre a fondo previdenza, buoni pasto e altri istituti. Come se non bastasse, un’ispezione dell’Ispettorato del lavoro ha causato il protrarsi dei tempi per il rinnovo della Cigs che dovrebbe dare copertura per i lavoratori dal 1° dicembre 2025 per un altro anno». In questa vertenza, la Filctem di Terni chiede che il Ministero del lavoro si impegni a garantire strumenti di tutela dei lavoratori a partire dal primo dicembre scorso e che il Mimit vagli al più presto la percorribilità del supporto di Invitalia e favorire la ripartenza dello stabilimento. «Altrimenti – commenta la Filctem – va trovata un’alternativa per non disperdere potenzialità e professionalità di una fabbrica così strategica per il territorio».
