Dopo la morte e i funerali di Valentino si consuma un botta e risposta tra il cofondatore e socio storico dello stilista morto a 93, ossia Giancarlo Giammetti, e il re del cachemire Brunello Cucinelli. La vicenda si trascina da un paio di giorni e nasce da un aneddoto raccontato da Cucinelli a Un giorno da pecora, la trasmissione di Rai Radio 1.

L’imprenditore umbro aveva raccontato che lo con Valentino aveva avuto un rapporto «buono» e che lo stilista «vestiva molte nostre cose e quando era in boutique mi chiamava». Quindi l’aneddoto raccontato da Cucinelli, secondo cui Valentino al telefono diceva: «“Mi puoi fare lo sconto?”». Una richiesta che l’imprenditore di Solomeo avrebbe accordato a Valentino: «Maestro, ci mancherebbe che non glielo faccia, per me è un onore». L’intervento di Cucinelli a Un giorno da pecora non è stato gradito da Giancarlo Giammetti che dal proprio profilo Instagram ha postato una storia in cui sullo sfondo si vede l’articolo di Dagospia che racconta l’intervento del re del cachemire a Rai Radio 1 e sopra Giammetti ha scritto la propria replica: «Valentino non ha mai conosciuto né chiamato Cucinelli. Io non l’ho neanche visto al funerale… Forse era troppo occupato a parlare con la stampa».

Cucinelli è stato quindi contattato dall’Ansa, a cui ha spiegato: «Ho detto una battuta scherzosa perché la consideravo tale, ma Valentino è stato il padre della moda italiana insieme al grande Giorgio Armani e Gianni Versace che – ahimè – ha perso la vita presto. La moda italiana fino agli anni ’60 era un po’ maschile, i sarti famosi, no? Loro sono stati i nostri padri e ho grandissima stima di loro. Poi mi hanno chiesto un ricordo e ho pensato fosse una cosa molto carina che lui indossasse i nostri capi, ero onorato di vederli in mano a un grande maestro della moda. Mi spiace un pochino che ci siano rimasti male, ma non volevo minimamente offendere nessuno. Anzi». Ma vi conoscevate ha chiesto l’Ansa a Cucinelli? «Fisicamente no. Lui era nostro cliente nei negozi insieme a Giammetti, e quando erano lì telefonavano. Ma io trovavo una cosa estremamente carina e nobile che loro indossassero le nostre cose. Sono rimasto un po’ così perché l’ho considerato un grande maestro. Ho sempre pensato seriamente che fosse uno dei nostri geni del ventesimo secolo, l’ho scritto anche il giorno della sua scomparsa». Nel suo necrologio, l’imprenditore aveva scritto: «Alla memoria e all’onore del nostro straordinario Valentino, geniale artista che sempre ha amato il lavoro, la bellezza e la raffinatezza; simbolo prestigioso della moda italiana del ventesimo secolo, va il più alto pensiero della mente e il più commosso sentimento del cuore. Il creato lo accolga nel suo grande splendore». 

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