di Danilo Nardoni
Non solo una complessa ricostruzione storica, ma un atto di restituzione umana e politica. Il nuovo libro di Luca Gatti, “Una donna nella lotta antifascista. Giaele Angeloni dall’esilio in Francia alla Guerra di Spagna”, permette infatti di colmare un vuoto nella memoria collettiva, non solo della città di Perugia e della regione ma dell’intera storia del Novecento. Come? Semplicemente spostando i riflettori da Mario Angeloni a Giaele Franchini, una figura altrettanto straordinaria ma a lungo rimasta in ombra. Per troppo tempo infatti, la figura di Giaele Franchini, suo cognome da non sposata, è stata filtrata attraverso la luce, pur giustamente gloriosa, del marito: antifascista e repubblicano perugino, primo comandante della Colonna Italiana caduto in Spagna durante le Guerra civile.
Ma Giaele non è stata solo una compagna di vita o un’ombra silenziosa. È stata una militante convinta, una donna capace di attraversare il confino a Ustica e Ponza, l’esilio parigino e le trincee spagnole con una determinazione e un’autonomia di pensiero che Luca Gatti, con una ricerca meticolosa fatta in archivi italiani, francesi e spagnoli, ci restituisce oggi in tutta la sua interezza e bellezza. Il valore di questo libro risiede così nella capacità dell’autore di “scrostare” il mito per ritrovare la donna: le sue fatiche per seguire il marito prima al confino politico e poi in esilio in Francia e Spagna, la sua gestione della logistica e del soccorso medico durante la Guerra Civile, ma anche il suo impegno per l’emancipazione femminile, oltre alla sua incrollabile fede nei valori repubblicani e socialisti.
Luca Gatti, insegnante di Lingua e cultura italiana nel programma americano “The Umbra Institute”, è anche uno studioso e ricercatore che ha pubblicato diversi volumi e articoli sulle vicende e sui protagonisti della Guerra Civile di Spagna. Il libro è stato presentato durante un appuntamento organizzato dalla libreria PopUp di Perugia. Un saggio storico che si presenta sicuramente come il “secondo tempo” o il “rovescio necessario” del precedente romanzo storico. In “36″, questo il titolo ma anche anno della morte di Mario Angeloni, Gatti ha raccontato la vita di giovani ragazzi, poi reduci di guerra e infine politici che in modi differenti si trovano ad affrontare il passaggio dalla Belle Époque al Fascismo, assecondando le proprie convinzioni e assistendo ai cambiamenti radicali di amici e conoscenti. C’è la vita di amici che poi dopo la guerra prendono direzioni diverse. Quindi racconta sia la “fascistizzazione” di Perugia sia l’epopea dei giovani che invece partirono per la Spagna, culminata con la morte eroica di Mario Angeloni a Monte Pelato. Gatti ha così romanzato fatti storici, ma dove i documenti ufficiali hanno quasi sempre il sopravvento. In questo “secondo capitolo” invece è ancora più evidente il racconto prettamente storico, che arriva dopo avere messo da parte le nuove pagine già scritte e romanzate, come rivela lo stesso autore. Ma se “36” si chiude con la fine di Mario, “Una donna nella lotta antifascista” inizia con la “nuova” Giaele. Mentre Mario diventa un simbolo (un martire), Giaele diventa un’attrice politica autonoma. Il libro, quindi, mostra cosa succede a chi resta, a chi deve continuare la lotta nell’ombra, negli ospedali da campo e nell’esilio. Se in “36” abbiamo visto Mario cadere per un ideale, in questo libro vediamo Giaele rialzarsi e portare quell’ideale sulle proprie spalle attraverso l’Europa e fino in Messico.
Ed attraverso le pagine di Gatti, riscopriamo poi che la Resistenza non è iniziata nel 1943, ma molto prima, nelle reti di solidarietà transnazionale in Europa, e che ha avuto volti femminili spesso dimenticati. Presentare questa sorta di biografia oggi significa quindi onorare una cittadina europea che ha fatto della libertà il proprio unico orizzonte. Giaele è stata infatti sempre citata, prima nei dispacci del regime poi nei libri di storia, quasi esclusivamente in relazione al marito Mario Angeloni. Il libro di Gatti compie un’operazione di de-marginalizzazione: ci mostra una donna che ha fatto scelte autonome, che ha vissuto il confino (Ustica, Ponza), l’esilio a Parigi e in Spagna e che, dopo la morte del marito sul Monte Pelato (definito così dallo stesso Angeloni), ha scelto di restare in Spagna a combattere e soccorrere, diventando un punto di riferimento per l’antifascismo internazionale e senza dubbio protagonista di quel “grande laboratorio” internazionale prima della Resistenza italiana. La storia di Giaele non è così confinata ai confini italiani, ed il libro lo mostra chiaramente sottolineando la dimensione europea dell’antifascismo.
Colpiscono e hanno un ruolo fondamentale nel libro le tante informative della polizia fascista sui movimenti di Mario e poi di Giaele, spiata prima come “moglie di” e “signora Angeloni” e poi “vedova di”, per passare poi anche da persona “incapace di gesti contro il regime” a persona che “manifesta sentimenti di avversità contro il regime”. Una figura quindi che prende una nuova luce di pari passo pure con il linguaggio utilizzato dai suoi controllori. Informative che manifestano anche la paura che il regime nutriva per un protagonismo femminile crescente e non più controllabile. Protagonismo che si manifesta anche quando Giaele sceglie di restare in Spagna anche dopo la morte di Mario. Quanto questa scelta sia stata dettata più dal dolore che da una convinzione politica che ormai prescindeva dal legame matrimoniale non è dato saperlo. Ma entrambe avranno sicuramente inciso.
Merito di questo lavoro è anche quello di riportare al centro della riflessione la dimensione viva e attuale dell’antifascismo restituendo quella profondità di scelta etica e politica che oggi sembra essersi smarrita, anche perché minacciata continuamente sia dentro i nostri confini ma anche fuori, come dimostra anche la deprimente situazione internazionale. Si parla sempre molto di memoria, ma anche per ribaltarla e stravolgerla. In un tempo di crisi dei valori democratici e costituzionali può ancora insegnare tanto una figura come quella di Giaele Angeloni e di tutti quelli che hanno lottato, anche fino alla morte come il marito, per quei principi che per molti anni abbiamo pensato, sbagliando, che potessero dormire sogni tranquilli.
Con la storia di Giaele leggiamo però non solo la storia dell’antifascismo europeo ma anche quella dell’emancipazione delle donne in Europa. Con il volume che mette in luce, pertanto, anche una tensione tra il protagonismo e la marginalizzazione di Giaele. Di lei oltre al suo coraggio nella battaglia antifascista, ricoprendo ruoli apicali nella guerra civile spagnola, colpisce anche il suo impegno per l’emancipazione delle donne, con il suo pensiero messo nero su bianco soprattutto con gli articoli scritti per l’Avanti dopo la fine della guerra al suo rientro in Italia. Ma qua Gatti fa emergere una donna che sicuramente non ebbe il riconoscimento che meritava, visto che non le fu mai data la possibilità di una candidatura soprattutto dai suoi compagni di partito, con quella che possiamo definire una persistente discriminazione di genere.
Un lavoro quindi dal respiro nazionale e internazionale, ma naturalmente anche locale perché in un certo senso va pure a “completare” il ritratto di una famiglia che è patrimonio della città di Perugia. La famiglia Angeloni infatti (il padre di Mario, Publio, era un fervente mazziniano) rappresenta da sempre quella Perugia laica e repubblicana che ha radici profonde nel Risorgimento e che si è opposta con forza all’ascesa del fascismo.
