di M.T.
Uno studio internazionale dedicato agli effetti dei grandi eventi sportivi sulla digitalizzazione urbana offre una chiave di lettura utile anche per territori che, come l’Umbria, restano fuori dal suo perimetro di analisi. La ricerca prende in esame esclusivamente grandi eventi sportivi globali e città metropolitane già dotate di strutture amministrative complesse e di un livello avanzato di infrastrutturazione tecnologica. Il campione è quindi composto da contesti urbani consolidati, caratterizzati da elevata densità abitativa, forte pressione turistica e capacità di investimento pubblico e privato su larga scala.
La conclusione principale dello studio è netta: i grandi eventi non producono automaticamente digitalizzazione dei servizi pubblici. Agiscono piuttosto come acceleratori di infrastrutture materiali e tecnologiche già previste o in parte esistenti, come reti di connettività, sistemi di controllo, soluzioni temporanee per la gestione dei flussi e della sicurezza. La digitalizzazione che incide sulla vita quotidiana dei residenti, quella che modifica davvero il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, dipende invece da strategie pregresse e da una visione di lungo periodo. In assenza di questa visione, l’evento genera visibilità e investimenti concentrati nel tempo, ma lascia poche ricadute strutturali.
Proprio perché l’Umbria non ospita grandi eventi sportivi internazionali e non rientra nel campione analizzato, lo studio risulta interessante se letto in chiave indiretta. L’assenza di mega-eventi non emerge come un fattore penalizzante per la digitalizzazione. Al contrario, evita uno dei rischi individuati dai ricercatori: la tendenza a concentrare risorse su soluzioni visibili e immediate, trascurando i servizi ordinari destinati ai residenti.
Applicando questo schema al contesto regionale, l’Umbria presenta una configurazione diversa ma non estranea alle dinamiche descritte. Il territorio non è attraversato da eventi sportivi globali, ma ospita un numero significativo di eventi culturali di rilievo nazionale e internazionale. A caratterizzare particolarmente la nostra regione c’è la presenza di eventi che hanno importanza per dimensione anche in contesti cittadini più piccoli. Si pensi al Festival dei Due Mondi di Spoleto, al Todi Festival, al festival del Medioevo di Gubbio, a Trasimeno Blues, o ancora agli appuntamenti a carattere iperlocale ma che hanno assunto un’attrazione di tipo regionale ed extra regionale, come la Quintana di Foligno, le Gaite di Bevagna, la Mostra mercato del tartufo Nero di Norcia, tutte con esperienza digitali sperimentate ormai da tempo. Perugia rappresenta il principale punto di concentrazione, con manifestazioni come Umbria Jazz, il Festival internazionale del giornalismo ed Eurochocolate, poi eventi sempre importanti come l’Umbria che spacca che generano afflussi temporanei rilevanti e richiedono una gestione complessa di comunicazione, mobilità, sicurezza e servizi.
In questi casi, come evidenzia lo studio per i grandi eventi sportivi, anche in Umbria gli investimenti digitali sono spesso legati all’eccezionalità dell’evento. Sistemi di prenotazione, piattaforme informative dedicate, soluzioni digitali per l’accesso e il controllo dei flussi vengono sviluppate per rispondere a esigenze temporanee. La criticità non è la loro utilità immediata, ma la difficoltà di trasformarle in strumenti stabili, integrati nei servizi ordinari dei comuni e utilizzabili durante tutto l’anno.
Il confronto tra digitale “per l’evento” e digitale “per la quotidianità” emerge con chiarezza osservando i servizi pubblici locali. In Umbria sono attivi strumenti nazionali come identità digitale, pagoPa e App Io, ma l’esperienza dell’utente resta frammentata e fortemente dipendente dall’ente di riferimento. Lo studio suggerisce che senza una strategia complessiva, anche tecnologie diffuse rischiano di non produrre un reale salto di qualità nei servizi.
Un altro elemento centrale della ricerca riguarda le disuguaglianze territoriali. I grandi eventi, secondo gli autori, tendono a rafforzare traiettorie già avviate: i territori più forti attraggono ulteriori investimenti, mentre quelli più deboli restano ai margini. Traslato sull’Umbria, questo significa che anche gli eventi culturali possono produrre effetti selettivi. Perugia e pochi altri centri riescono a intercettare risorse e sperimentazioni, mentre le aree interne e i comuni più piccoli faticano a vedere ricadute strutturali sul piano digitale.
Lo studio richiama infine il rischio delle soluzioni poco durature. Nei contesti metropolitani si parla di infrastrutture inutilizzate dopo l’evento. In Umbria il rischio assume una forma diversa: piattaforme digitali sviluppate per singole iniziative, applicazioni che non dialogano tra loro, progetti che si esauriscono con la fine del finanziamento o della manifestazione. Anche in questo caso, l’indicazione dei ricercatori è chiara: le tecnologie che funzionano sono quelle progettate per l’uso quotidiano dei residenti e costruite con il coinvolgimento diretto di cittadini e imprese. Sono da considerare infatti le opportunità di sinergia, a partire da tutte le occasioni nelle quali è possibile offrire servizi sugli eventi, dai ticket ai pagamenti di servizi, alle prenotazioni, attraverso applicazioni ad esempio, già programmate per la quotidianità della città, in modo da sfruttare l’occasione dell’evento anche come opportunità di alfabetizzazione e messa in pratica dell’esperienza digitale.
