di Maurizio Troccoli
In Umbria il peso delle pensioni si intreccia in modo diretto con una dinamica demografica e occupazionale più accentuata rispetto al resto del Paese. È una fotografia che rende ancora più evidente, a livello regionale, il quadro nazionale descritto dal Sole 24 Ore, nella pubblicazione di sabato: un sistema previdenziale sotto pressione per l’invecchiamento della popolazione e per una base occupazionale che fatica ad allargarsi.
Secondo i dati Inps e Istat, in Umbria i pensionati superano gli occupati. I trattamenti pensionistici interessano oltre 400mila persone, mentre gli occupati sono circa 370mila. Il saldo negativo riguarda entrambe le province: Perugia concentra il numero più alto sia di pensionati sia di lavoratori, ma anche a Terni il rapporto resta sbilanciato a favore delle pensioni. È una condizione che colloca l’Umbria tra le regioni del Centro-Nord dove il rapporto tra popolazione attiva e non attiva risulta più fragile.
L’età media continua a crescere. Gli over 65 rappresentano circa il 27% della popolazione regionale, una quota superiore alla media nazionale, mentre la fascia 15-64 anni è in progressiva riduzione. Le proiezioni Istat indicano che, nei prossimi dieci anni, l’Umbria perderà una parte significativa della popolazione in età lavorativa, con effetti diretti sulla sostenibilità del sistema previdenziale, che – come ricordato dal Sole 24 Ore – in Italia è già il più costoso al mondo in rapporto al Pil, con una spesa pari al 16,1%, destinata a salire fino al 17,2% nel 2035 secondo le stime Ocse e Ragioneria generale dello Stato.
Sul fronte del lavoro, i dati Unioncamere e Istat mostrano un quadro ambivalente. Il tasso di occupazione complessivo in Umbria è in linea o leggermente superiore alla media nazionale, ma la struttura dell’occupazione è sbilanciata verso le fasce più anziane. Cresce il peso degli over 55, mentre restano più deboli l’occupazione giovanile e quella femminile, entrambe sotto la media europea. È lo stesso meccanismo evidenziato a livello nazionale: l’allungamento dell’età lavorativa sostiene oggi l’occupazione, ma gonfierà ulteriormente la spesa pensionistica negli anni a venire.
Nel contesto umbro, queste dinamiche si riflettono anche sulla capacità del territorio di sostenere le promesse politiche su pensioni anticipate e flessibilità in uscita. Come spiega il Sole 24 Ore, le deroghe alla riforma Fornero hanno già prodotto un aumento strutturale della spesa; in una regione come l’Umbria, con meno giovani, meno residenti e più anziani, ogni intervento che anticipi l’uscita dal lavoro rischia di amplificare squilibri già evidenti.
In Umbria, più che altrove, il nodo sta tutto nel rapporto tra chi lavora e chi percepisce una pensione. Ed è su questo equilibrio – fragile oggi e destinato a peggiorare domani – che si gioca una parte decisiva della tenuta economica e sociale della regione.
