Un insegnante con un suo alunno

Negli ultimi mesi il dibattito sulla condizione degli insegnanti di sostegno in Italia ha assunto un rilievo europeo dopo che il Comitato europeo dei diritti sociali, organo del Consiglio d’Europa, ha ritenuto che la situazione contrattuale di questa categoria violi diritti fondamentali come quello «di guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso», a causa dell’elevata percentuale di contratti precari e della mancata formazione specialistica di molti docenti. La questione non riguarda soltanto i lavoratori, ma investe direttamente il diritto all’istruzione inclusiva degli alunni con disabilità.

Il quadro nazionale è segnato da anni di crescita del numero di studenti con disabilità: nell’anno scolastico 2023-2024 erano quasi 359mila, pari al 4,5% del totale degli iscritti, con un aumento di circa 75mila in cinque anni. Per accompagnare questa crescita cresce anche il numero dei docenti di sostegno, ma gli incrementi riguardano soprattutto personale con contratti a termine o non adeguatamente formato. Secondo l’Istat, più di uno su quattro degli insegnanti di sostegno non ha ancora la specializzazione richiesta, mentre un’ampia quota viene assegnata alle classi in ritardo all’avvio dell’anno scolastico, contribuendo a un’elevata discontinuità didattica.

In Umbria la fotografia del sistema scolastico mostra luci e ombre specifiche sul versante dell’inclusione. I dati relativi all’anno scolastico 2023-2024 indicano che la percentuale di insegnanti di sostegno selezionati dalle liste curricolari, cioè non specializzati, è pari al 36,1%, più alta della media nazionale (26,9%). Questo dato suggerisce che nelle scuole umbre una quota significativa di docenti impiegati nei servizi di sostegno non ha completato la formazione specialistica prevista, evidenziando un’importante criticità nella qualità dell’inclusione scolastica regionale.

Al contempo l’Umbria presenta indicatori positivi sul fronte dell’organizzazione scolastica: una quota relativamente alta di scuole primarie e secondarie dispone di postazioni informatiche adattate alle esigenze di alunni con disabilità, più della media italiana, così come la dotazione di tecnologie in classe e in laboratorio risulta in parte superiore rispetto al dato nazionale. Il numero di scuole che ha predisposto un piano annuale per l’inclusione è anch’esso superiore alla media (32% contro 27,9%).

La situazione in Umbria si inserisce però in un contesto nazionale in cui la precarietà dei contratti di sostegno ha raggiunto proporzioni critiche. A livello italiano, oltre la metà degli insegnanti di sostegno opera con contratti a tempo determinato, spesso fino al 30 giugno, e il ricorso a docenti non specializzati è stato utilizzato per sopperire alla carenza di figure qualificate. Questo assetto ha ripercussioni dirette sulla continuità del rapporto educativo e sulla qualità del supporto fornito agli studenti con bisogni educativi complessi.

La posizione espressa dal Comitato europeo dei diritti sociali solleva una questione più ampia sul modello italiano di inclusione scolastica, richiamando l’attenzione sulla necessità di percorsi di reclutamento e formazione che garantiscano stabilità lavorativa e competenze adeguate. Per l’Umbria, dove la quota di docenti non specializzati è superiore alla media, la sfida consiste nel valorizzare la formazione e ridurre la dipendenza da contratti precari, per rafforzare l’efficacia dell’inclusione e assicurare agli alunni con disabilità un percorso educativo realmente continuo e qualificato.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.