La mostra Collezione d’arte. Da Signorelli a Burri, curata da Anna Ciccarelli direttore della Fondazione Cassa di risparmio di Terni e Narni, testimonia un viaggio lungo otto secoli di creatività artistica, dalle radici Medievali, al Rinascimento fino alle avanguardie del Novecento. Attraverso quarantacinque opere viene presentato al pubblico un piccolo ‘Museo della memoria artistica’, un ponte ideale tra la grande tradizione rinascimentale e la ricerca contemporanea. La mostra aprirà al pubblico il 12 dicembre.

Terni Il percorso prende avvio con alcune testimonianze del Trecento e del Quattrocento, con opere della cerchia di Taddeo Gaddi, prosegue poi con i maestri del Cinquecento, con dipinti provenienti dalle botteghe del Perugino e di Tiziano, nonché di mano di Luca Signorelli, testimone della grande stagione rinascimentale umbra e toscana, presente in mostra con una preziosa tavola che rivela il suo straordinario senso plastico e la tensione drammatica delle figure.

Paesaggisti Seguono i dipinti del barocco italiano e del caravaggismo di Antiveduto Gramatica, Artemisia Gentileschi e Mattia Preti e di scuola fiamminga con Sebastian Vrancx, in cui si colgono le trasformazioni della pittura tra eleganza formale e ricerca di nuovi effetti luministici. Il Settecento veneziano è documentato con una elegante veduta di piazza San Marco di Francesco Guardi, che apre poi allo spazio dedicato ai paesaggisti d’oltralpe come Claude Joseph Vernet, Verstappen e van Bloemen che hanno omaggiato il territorio umbro con le splendide raffigurazioni della Cascata delle Marmore. La sezione dedicata all’Ottocento e al primo Novecento documenta l’evoluzione del gusto borghese e del sentimento del vero, dalla pittura romantica, al realismo e all’impressionismo, fino ai fermenti del primo dopoguerra. In mostra due opere straordinarie di Alfred Sisley, riconosciuto come uno dei grandi maestri del paesaggio impressionista, e del “padre” del movimento, Camille Pissarro.

Alberto Burri e Agostino Bonalumi Infine, la mostra si chiude con una sezione in onore dei grandi maestri umbri o attivi nel territorio nel Novecento: Piero Gauli, Ardengo Soffici, Ugo Castellani, Umberto Prencipe, Amerigo Bartoli, Orneore Metelli e Aurelio De Felice. Corredano la mostra una piccola galleria con i Ritratti di cardinali e personaggi insigni del XVII-XIX secolo, uno splendido orologio in bronzo Luigi XVI, sculture di Vincenzo Gemito e un’opera in ceramica del contemporaneo Piero Gauli. La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Anna Ciccarelli. L’allestimento della mostra è a cura dello Studio Sciveres Guarini.

La collezione Dal ricco patrimonio della Fondazione, costituito da oltre 1100 opere d’arte, è stata condotta un’attenta selezione di quelle più rappresentative, in un percorso che si snoda in ordine cronologico, tenendo conto dei collegamenti stilistici tra i vari artisti e toccando le principali epoche della storia dell’arte. La collezione comprende un ricco patrimonio storico artistico distinto, per genesi, in due nuclei: il primo deriva dal conferimento di beni mobili da parte della Cassa di Risparmio di Terni e Narni avvenuto nel 1992; il secondo è costituito da beni acquistati direttamente dalla Fondazione a partire dalla sua nascita (luglio 1992), che tuttora viene incrementato con nuove e preziose acquisizioni e donazioni.

Cassa di risparmio La legge “Amato” – così chiamata dal nome del suo proponente – ha dato avvio, agli inizi degli anni ’90, ad un profondo rinnovamento del sistema bancario italiano, che ha visto la trasformazione delle casse di risparmio e degli istituti di credito in società per azioni e la nascita delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali è stato demandato il compito di perseguire fini di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico. Nell’ambito di questa trasformazione è nata la Fondazione Carit che, all’atto dello scorporo dall’omonima società bancaria, è venuta in possesso di parte delle opere che la Cassa di Risparmio, a partire dai primi del Novecento, aveva collezionato attraverso una attenta attività di mecenatismo. Salvo qualche rara eccezione, si tratta di sessanta quadri di artisti per lo più attivi tra la fine dell’Ottocento e la seconda metà del Novecento, nativi o operanti nel territorio provinciale, per lo più acquistati dalla banca direttamente dal pittore in occasione di mostre personali o in esposizioni collettive, oppure individuati sul mercato antiquario e alle aste.

La Fondazione Il secondo nucleo, ben più apprezzabile dal punto di vista della consistenza, della varietà e della rappresentatività, si compone, invece, di oltre mille opere tra oli su tela, tavola e carta, acquerelli, disegni e grafiche, sculture lapidee e in bronzo, che la Fondazione ha acquistato nel corso dello svolgimento della propria attività istituzionale da primarie case d’asta o ne è entrata in possesso a seguito di donazioni. La donazione più rilevante è rappresentata dal fondo “Guido Mirimao” costituito da 932 opere devolute dalla moglie dell’artista nel 2015, cui la Fondazione ha dedicato una mostra ed esposizioni permanenti al secondo piano di palazzo Montani Leoni.

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