Un momento del convegno

di Ginevra Robbio

Nell’ambito dell’emergenza della violenza maschile sulle donne, spesso si trascura la problematica di quella ai danni di donne disabili, la cui condizione di dipendenza da terzi le rende soggetti fragili e impossibilitati a chiedere aiuto. Questo il tema al centro di un convegno che si è tenuto nei giorni scorsi a Perugia, parte di un programma di ascolto e sensibilizzazione sulla violenza di genere promosso dalla Provincia.

Il problema A segnalare e testimoniare l’emergenza della violenza su donne disabili sono state Paola Palazzoli, presidente dell’associazione Rete delle donne antiviolenza e Federica Invernizzi di Libera…mente donna, che hanno svelato, numeri alla mano, i soprusi subiti da donne diversamente abili, quali coercizione a trattamenti sanitari, sterilizzazioni forzate, finanche alla totale negazione dell’autodeterminazione. A compiere queste forme di prevaricazione non sono soltanto partner o ex fidanzati, ma anche gli stessi familiari, i figli, e addirittura le figure professionali deputate alla cura della persona, i caregiver. 

Lacerazione affettiva Subentra quindi il tema della “lacerazione affettiva”, per cui donne anziane, o prive di autonomia motoria, si trovano a dover accusare i propri familiari, divenendo vittime a livello economico, fisico e psicologico-affettivo. Un’ulteriore categoria di vittime è rappresentata dalle donne con disabilità mentale, le cui richieste d’aiuto spesso vengono ignorate per mancanza di credibilità. In questo panorama si lamenta il ruolo delle istituzioni, che risultano incapaci di fornire risposte concrete e offrire il sostegno necessario alle persone disabili per emanciparsi.

I dati Il 36,6 per cento delle donne che hanno subito violenza, fisica o verbale, è costituito proprio da donne disabili; ma le denunce effettuate non rappresentano che la punta dell’iceberg di un fenomeno spesso taciuto per mancanza di educazione: le stesse vittime sono vincolate da un sistema che non solo le discrimina, ma impedisce loro di comprendere quando stiano subendo trattamenti ingiusti e atteggiamenti invasivi.  Si parla di “discriminazione intersezionale”, un tipo di violenza multipla che affligge persone già violentate dalla società a causa delle barriere architettoniche e del giudizio che si ha sulla loro condizione.

Proposte concrete Nel corso del convegno, l’assessora alle Politiche sociali e Pari opportunità, Costanza Spera, ha anticipato il progetto di collaborazione del Comune di Perugia con realtà del territorio e scuole per abbattere le barriere fisiche, mentali e culturali che determinano la violenza di genere. Tra gli interventi concreti è in programma l’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole e un potenziamento dei consultori. Inoltre si procederà alla scrittura di un protocollo per il reinserimento lavorativo delle donne vulnerabili, e al ripristino di 320 case popolari a disposizione delle vittime di violenza di genere: «Bisogna assolutamente garantire a quelle donne che escono da una condizione in cui sono stati negati spazi di autonomia – ha detto Spera – la possibilità di riacquisire la propria libertà». Le istituzioni si impegnano a portare ulteriormente alla luce un problema gravemente trascurato, con lo scopo di mettere in moto una rete territoriale in grado aiutare le donne con personale qualificato, spazi adeguati e risorse sufficienti.

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